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Il leghista De Paoli firma per l'abolizione del Parco: "Più potere ai sindaci"

Il leghista De Paoli firma per l´abolizione del Parco: `Più potere ai sindaci`

Cinque Terre - Val di Vara - Il consigliere regionale Giovanni De Paoli (Lega Nord Liguria) ha firmato la legge del collega di maggioranza Andrea Costa (Ap) che prevede l'abolizione del Parco naturale Montemarcello-Magra-Vara: “Inutile colonizzazione del territorio. A tutela dell’ambiente occorre lasciare più poteri ai sindaci ed a chi vive da sempre nei luoghi. Condivido l'iniziativa del collega Andrea Costa – spiega De Paoli – per tutta una serie di motivi, già espressi in passato anche in qualità di consigliere comunale di Varese Ligure. Infatti, sono sempre stato in prima linea contro questa forma di colonizzazione del territorio fatta da chi il territorio non lo conosce e quindi non può salvaguardarlo. Quando nel 1995 si pensava di inglobare nel Parco anche il Comune di Varese ligure, rimasto tuttora fuori dai suoi confini, mi schierai, senza mezzi termini, contro questa decisione che stava per essere assunta nel nostro Comune. Ci fu anche un consiglio comunale straordinario e ricordo la partecipazione in massa di contadini, artigiani ed abitanti del posto, che riuscirono a far desistere l'allora sindaco a far entrare Varese Ligure nell’ambito del Parco.
I fatti hanno dato ragione ai cittadini ed a chi, come me , è sempre stato dalla loro parte. Invero, all’interno del Parco, ad oggi sarebbero state individuate ben 45 discariche irregolari od abusive, mentre la stessa cosa non è avvenuta nel Comune di Varese Ligure. Nel Comune limitrofo, ma al di fuori del Parco, evidentemente il Sindaco ha vigilato con attenzione impedendo questo genere di ignobili fatti. Mentre nell'area Parco è successo l'esatto contrario perché ciascuno pensava che doveva controllare l'altro e alla fine nessuno ha controllato. Quindi, a causa della burocrazia, gli inquinatori ambientali hanno avuto buon gioco. Purtroppo, i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Se il nostro territorio è cosparso di aree di pregio con panorami mozzafiato e paesaggi invidiati in tutto il mondo, questo è dovuto al duro lavoro degli abitanti che molto spesso lo hanno utilizzato quale loro fonte di lavoro e di ricchezza. Ad esempio, i terrazzamenti delle Cinque Terre non sono nati dall'esigenza di andarci a prendere il sole, ma per aumentare la produzione alimentare necessaria a continuare a vivere sul territorio. Così, in quelle zone dove l'uomo ha provveduto a creare una moltitudine di culture, mantenendo le proprie tradizioni, comunque rivolte all'incremento del benessere di tutti, i luoghi sono stati sempre rispettati diventando delle perle uniche al mondo. Non è quindi col seminare il territorio di vincoli burocratici che si salverà questo patrimonio. Anzi, semmai è il contrario. I tempi sono cambiati. L'agricoltura è stata quasi totalmente abbandonata e quei pochi contadini rimasti spesso sono costretti a rinunciare alla loro attività a causa di lacci e lacciuoli che la pubblica amministrazione gli semina intorno, rendendo impossibile alcune pratiche tramandate di padre in figlio da generazioni. Pratiche, ribadisco, che hanno trasformato i nostri territori nella bellezza di cui tutti noi godiamo. Pertanto, il Parco di Montemarcello-Magra-Vara così come concepito non ha ragione di esistere. Anziché essere una cura efficace per lo sviluppo e l’ambiente del territorio, appare inoltre che sia stato trasformato in una sorta di poltronificio per politici trombati e gente da collocare davanti ad una scrivania. Lo dimostra anche il fatto che il 98% dei denari trasferiti al Parco viene speso negli stipendi. E per i lavori sul posto che cosa resta? Forse quattro contadini irriducibili, che un po' per necessità, un po' per virtù, fanno gratuitamente qualche lavoretto che dovrebbe essere invece svolto dall’Ente Parco. I territori devono quindi tornare sotto la giurisdizione comunale. Il sindaco con i suoi cittadini devono essere aiutati ad occuparsi dell’ambiente del proprio Comune, senza vincoli assurdi calati dall'alto. Tutte le attività commerciali, industriali, agricole presenti devono continuare a restare lì dove sono e non devono subire trasferimenti o chiusure forzate semplicemente per il fatto che sono state ricomprese dentro una zona diventata Parco regionale. Si deve poter continuare ad esercitare tutte quelle attività tramandate di generazione in generazione, senza inutili, spesso dannose, limitazioni imposte da chi non conosce il territorio e le sue principali peculiarità”.

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