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"Quattro enti sono troppi, Cinque Terre Comune unico sola via per tutelare i nostri interessi"

e' polemica sullo stato delle stazioni
"Quattro enti sono troppi, Cinque Terre Comune unico sola via per tutelare i nostri interessi"

Cinque Terre - Val di Vara - La vicenda di questi giorni, relativa al nuovo scalo ferroviario di Migliarina, è inutile nasconderlo, procura in moltissimi abitanti delle Cinque Terre enorme dispiacere, non tanto per i lavori annunciati, di cui siamo sicuri tutti ne comprendano appieno la necessità. Ma visto lo stato in cui versano le nostre stazioni e considerato che le Cinqueterre contribuiscono al 50% (circa 38 milioni di Euro di incasso nell’anno 2017 di cui 9,7 milioni direttamente dal Parco Nazionale 5 Terre per i biglietti abbinati alla card) dell’intero guadagno da parte delle ferrovie in Liguria, un trattamento diverso era oltreché auspicabile certamente dovuto. Apprendiamo inoltre che l’esecuzione di tali lavori, oltre a decongestionare la stazione centrale della Spezia favorirà una migliore gestione dei bus turistici quindi del traffico cittadino, ma comunque la si guardi appare chiaro il disegno: si interviene con importanti investimenti sulla logistica alla Spezia per portare ancora più escursionisti alle Cinqueterre.
                                    
Sarebbe tutto molto giusto, molto bello, se non fosse che chi da anni produce la ricchezza (i cittadini delle Cinqueterre) destinata in parte alla realizzazione dei lavori di cui trattasi, debba essere costretto prigioniero in casa propria (98 turisti a testa per residente contro una media nazionale di 27), essendo i borghi divenuti un multietnico, variopinto e sempre affollatissimo bazar, con buona pace delle tradizioni. Questo problema è noto da anni, vanamente le nostre amministrazioni comunali hanno chiesto e chiedono interventi sia di natura tecnica (infrastrutture) che di natura organizzativa (gestione dei flussi). Di conseguenza ci domandiamo: come mai questi appelli cadono costantemente nel vuoto? Come mai i nostri amministratori locali unitamente al Parco Nazionale Cinque Terre non riescono a portare a casa nulla di concreto? Come mai un territorio che produce così tanta ricchezza non riceve nulla in cambio sotto forma di infrastrutture e servizi? Eppure, anche gli attuali punti di ospitalità presenti presso le nostre stazioni istituiti dal Parco sono di fatto divenuti punti di reperimento per notizie ferroviarie e biglietterie a buon patto per Trenitalia.

Evidenziamo che un’eventuale intervento di ammodernamento e messa in sicurezza delle nostre stazioni, non dovrebbe essere considerato come un gentile regalo da parte delle Ferrovie, infatti, essendo di loro proprietà le stazioni con annessi e connessi, tale intervento costituirebbe solo un mantenimento del loro patrimonio. Inoltre, se le attuali stazioni, abbisognano di interventi di ammodernamento e messa in sicurezza è perché ormai esse non possono più reggere l’usura procurata da 3.500.000 di turisti l’anno, quindi è obbligo delle ferrovie intervenire.

Le nostre quattro amministrazioni locali (tre comuni e il Parco), ormai da anni al di là di sbandierare di volta in volta buoni propositi, raramente unitari, spesso facendo propri suggerimenti provenienti dal territorio, di volta in volta propongono: tassa d’ingresso (a proposito della quale pensiamo sia necessario lavorare per introdurla in fretta, consentendo così un’automatica cancellazione dell’attuale imposta di soggiorno che guarda caso ancora una volta colpisce il tanto chiacchierato turismo di qualità), gestione e controllo dei flussi, protezione dei prodotti locali, protezione e salvaguardia del mare e del territorio ecc. Ma a conti fatti sino ad oggi pare proprio non riescano nel concreto a produrre nulla di sostanzialmente risolutivo.

A nostro avviso, l’insuccesso da parte delle nostre amministrazioni locali (a cui certamente non fa difetto l’impegno) a gestire il cambiamento in atto nel nostro territorio è da ricercarsi in diversi fattori quali: trend demografico in costante calo (con annessa tutta una serie di gravi problematiche in primis la difficoltà a formare classi scolastiche), scarsità di risorse economiche a disposizione dei comuni (nonostante l’altissima tassazione), scarsità di personale tecnico e amministrativo, mancanza di visione unitaria dei problemi (che non devono avere solo valenza comunale ma di comprensorio), mancanza di dialogo costruttivo tra amministrazioni locali e regione, mancanza di programmazione e organizzazione a medio e lungo termine. È evidente che questo sistema amministrativo non riesce in alcun modo a fronteggiare il radicale cambiamento economico/sociale in atto, e tanto meno non riesce a gestire il fenomeno del “turismo mordi e fuggi” (fenomeno mondiale il quale quando termina lascia stravolti i luoghi e popolazioni)), non basta più la buona volontà e l’indiscusso impegno, le sfide sono enormi, i nostri piccoli comuni non potranno più specie se non uniti reggere il confronto con realtà amministrative sia pubbliche che private molto più grandi, organizzate e molto spesso prive dei lacci e lacciuoli della burocrazia.

Riteniamo occorra una politica territoriale unitaria derivante da un vero modello di collaborazione tra le amministrazioni locali (municipi) e le varie realtà economico/sociali del territorio (tutte) che facciano capo ad un solo Comune Unico. Potrebbe non bastare ma riteniamo che sia ad oggi la sola strada percorribile rimasta per tentare di salvare le nostre tradizioni, le nostre attività il nostro territorio e il nostro mare, pena un inevitabile declino al quale riteniamo le Cinqueterre debbano fermamente opporsi.

Associazione Cinqueterre un Comune

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