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Residenti e pendolari di nuovo al Tar: "Dove finiscono i ricavi delle tariffe maggiorate?"

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Residenti e pendolari di nuovo al Tar: "Dove finiscono i ricavi delle tariffe maggiorate?"

Cinque Terre - Val di Vara - Residenti, operatori economici e pendolari delle Cinque Terre torneranno a bussare alle porte del Tar contro la mancanza di trasparenza relativa ai ricavi da tariffa maggiorata e contro il contratto di servizio ferroviario firmato dalla Regione Liguria con Trenitalia. La battaglia politica e legale del Comitato è iniziata due anni fa, qualche mese prima che entrasse in vigore il biglietto da 4 euro a tratta (anche per gli 800 metri che separano Manarola da Riomaggiore). La tariffa maggiorata inizialmente veniva applicata a tutti coloro che non risiedevano nelle Cinque Terre e dopo 4 mesi di battaglia, a giugno 2016, il Comitato riuscì ad ottenere il ritorno alla tariffa ordinaria - corrispondente a circa il 50% in meno di quella turistica - per tutti i residenti in Liguria, ma non ancora per tutti gli utenti.

A chi argomenta che il sistema ferroviario adottato nelle Cinque Terre serve per calmierare le presenze, il Comitato risponde che una fruizione corretta del territorio passa attraverso altre misure e che queste devono essere in primo luogo condivise con i residenti e senza escludere chi con il proprio lavoro ha contribuito alla crescita economica, sin da quando alle Cinque Terre venivano solo pochi, fedeli villeggianti. Alla Regione Liguria e a Trenitalia, pendolari, residenti, operatori economici da tempo rispondono che la tariffa non è in alcun modo giustificata dall'aumento dei treni introdotto con il servizio del 5TerreExpress, tanto più che solo parte di questi sono aggiuntivi mentre in gran parte hanno sostituito treni che fino ad allora avevano collegato le Cinque Terre con il resto della regione Liguria e d'Italia, in un territorio in cui il treno è anche l’unico mezzo di trasporto pubblico.

Le ragioni economiche addotte dalla Regione a motivo dell’introduzione della tariffa maggiorata sono alla base anche del nuovo ricorso contro il CdS, che contiene, tra le altre decisioni, l'aumento progressivo della “tariffa Cinque Terre”, che raggiungerà i 6,00 euro, mentre l'aumento delle tariffe ordinarie liguri toccherà il 46% circa. L'incremento degli introiti derivanti dagli aumenti, applicati alle tariffe già tra le più alte d'Italia, oltre che dalla vendita dei biglietti a tariffa Cinque Terre, garantirebbe secondo il Comitato ricavi altissimi all'impresa ferroviaria, cui va il 100% dei ricavi dei biglietti, senza che vi siano garanzie che tali ricavi vengano reinvestiti per migliorare la frequenza o la qualità del servizio ferroviario, nelle Cinque Terre come in tutta la regione.

"La contestazione è rafforzata dal fatto che il nuovo contratto di servizio - spiegano in una nota i rappresentanti dei cittadini e delle categorie ricorrenti al TAR - non rende pubblici i dati economici e finanziari relativi ai costi sostenuti dall'impresa e dei ricavi dei biglietti, rendendo impossibile per le parti in causa, quali sono residenti, pendolari e operatori economici locali, vigilare su un uso aderente alle necessità del territorio oltre che efficiente delle risorse pubbliche. La preoccupazione è aggravata dal fatto che il nuovo contratto firmato nel gennaio 2018 senza una procedura competitiva ha impegnato la Regione Liguria con Trenitalia per un periodo lunghissimo di 15 anni, dal 2018 al 2032, un tempo che corrisponde a ben tre elezioni amministrative e ad altrettanti possibili avvicendamenti alla guida della Regione stessa".

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