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Di troppo turismo si può anche morire: "Vernazza salvata da una scatoletta di tonno?"

di Vincenzo Resasco

Di troppo turismo si può anche morire: "Vernazza salvata da una scatoletta di tonno?"

Cinque Terre - Val di Vara - Visto che siamo al giro di boa di una stagione turistica lunga, afosa, arsa dalla siccità ma estremamente popolata, prendo spunto da alcuni articoli apparsi sui quotidiani nazionali e faccio mie alcune doverose considerazioni.
La prima è che tutti, alle Cinque Terre, vogliamo il turismo. È e potrebbe continuare ad essere la nostra ricchezza. Ma vogliamo continuare a convivere col turismo, non ci accontentiamo di sopravvivere e non vorremmo nemmeno morire di troppo turismo.
La seconda è che i nostri paesi sono ormai diventati invivibili, prigionieri di turisti maleducati e in alcuni casi scostumati. Non è solo il caso delle Cinque Terre. Episodi simili ai nostri sono accaduti in tutta Italia; una nazione che, non solo per la bellezza dei suoi luoghi, ma anche per tristi ragioni geopolitiche, ha registrato un incredibile boom agostano di presenze turistiche. Mi preoccupano quelli che esultano e si vantano di questo exploit. Ma a guardar bene, questo turismo è costituito in gran parte da turisti mordi e fuggi. E mi sentirei maggiormente rassicurato se, oltre ai numeri, conoscessimo anche il grado di soddisfazione di questi turisti, che cosa hanno potuto apprezzare e godere dei nostri luoghi e quanti di loro avranno ancora voglia di ritornare. Penso che avremo delle spiacevoli sorprese.
Ma è anche vero che dobbiamo condividere le nostre bellezze con gli altri ed il resto del mondo. Dobbiamo avere però la dignità di non essere ostaggio di chi utilizza le Cinque Terre solo per soddisfare appetiti bulimici , di chi non si accontenta mai e vorrebbe ogni giorno guadagnare più di ieri.
Quelli che ci rinfacciano e si prendono il merito di aver arricchito le Cinque Terre dovrebbero guardare i flussi che i nostri paesi richiamano (a Vernazza abbiamo avuto presenze che hanno superato le 10.000 unità giornaliere) e le tariffe che si applicano. Vanno da un minimo di 4,00 € per il treno ai 35,00 € a testa per i battelli ed oltre i 60,00 € a testa per i tour operator. È quindi vero il contrario: non sono loro ad aver arricchito le Cinque Terre ma le Cinque Terre ad aver arricchito loro.
I nostri paesi sono stressati. Abbiamo superato il limite delle nostre possibilità, superato il giusto equilibrio naturale, prosciugato e sfruttato al massimo le nostre risorse. Magari molti conti in banca saranno lievitati ma la nostra appetibilità , la nostra bellezza sono calate vertiginosamente. Però siamo ancora in tempo a spostare la barra del timone sulla giusta rotta. Dobbiamo, come amministratori, continuare a ragionare con i nostri operatori turistici e governare la smodata voglia di guadagno che minaccia i nostri borghi. Riappropriarci dei nostri paesi, delle nostre tradizioni, dei nostri spazi. Questo tocca in primis a noi indigeni . Siamo noi che dobbiamo difendere la nostra appartenenza e pretendere rispetto. Qualcosa in questo senso si sta muovendo. Succede anche da noi che molti operatori, non solo di Vernazza ma anche dei paesi limitrofi a partire da Monterosso e Riomaggiore si lamentano, finalmente, della qualità del nostro turismo. In molti luoghi turistici sono apparsi poi “segnali confortanti di concreta resistenza civica ed ambientale per difendere quelle bellezze, quei territori unici che richiamano turisti da tutto il mondo”. A cominciare da quel signore sardo che si è indignato nei confronti di una turista che aveva vuotato l’olio della sua scatoletta di tonno sul bagnasciuga della spiaggia e poi l’aveva smaltita sotterrandola sotto la sabbia. Il suo video, pubblicato sul Corriere della Sera, ha positivamente sensibilizzato l’opinione pubblica, è diventato virale.
Non c’era in questo signore alcun atteggiamento violento, protezionista o razzista . Ma una vera indignazione che scaturiva da una legittima richiesta di rispetto per i propri luoghi ed una lezione di amore ed attaccamento al proprio territorio, alla sua spiaggia.
E questa rivoluzione deve partire da noi, siamo noi che dobbiamo fare resilienza come mi ha suggerito Francesca. Resilienza è la capacità di un metallo a resistere , a non spezzarsi. Dal punto di vista psicologico la resilienza è la capacità di insistere per raggiungere obiettivi sfidanti fronteggiando e gestendo al meglio, senza panico, situazioni ed eventi negativi. La resilienza implica la condivisione e la programmazione di azioni mirate per risolvere e fronteggiare problematiche venutesi a creare spesso per eventi non voluti.
Intraprenderemo questa strada confrontandoci con i nostri giovani, i cittadini, gli operatori, gli enti, le associazioni di categoria e le associazioni ambientaliste che vorranno collaborare e darci una mano. Ma è anche vero che, come amministrazione, siamo decisi a reagire e resistere. Manifesteremo e reagiremo come quel signore sardo che ha difeso strenuamente la sua spiaggia dall’olio di una scatoletta di tonno. Solo che lui ad un certo punto ha preferito, di fronte a tanta inciviltà e prepotenza andarsene. Noi invece non molleremo la presa. Resteremo qui, fino alla fine del nostro mandato, a difendere i nostri luoghi, a riprenderceli. E reclameremo la nostra autonomia decisionale per promuovere la tutela della vivibilità e della sicurezza, problema ahimè di grande attualità, dei nostri paesi
Intanto un buon inizio potrebbe essere quello di smetterla di voler crescere ad ogni costo, anche perché siamo cresciuti fin troppo. Sono d’accordo col Presidente del Parco Vittorio Alessandro. Dobbiamo intensificare gli sforzi per lavorare al recupero di fette importanti di territorio che abbiamo perso per abbandono ed incuria. Riqualificarle e riconsegnarle all’uso dei nostri cittadini ed ai nostri veri turisti, che sono poi quelli che risiedono nelle strutture ricettive delle Cinque Terre. Ma a ciò debbono contribuire economicamente tutti coloro che traggono ingenti profitti daesto territorio e che non hanno mai investito un euro per mantenerlo. Con una mano si prende e con l’altra si dà. Qui però sono tutti monchi, hanno solo la mano per prendere.
Altra cosa da chiarire è che nessuno si senta padrone della nostra cosa pubblica solo perché l’ha utilizzata per anni, spesso in regime di monopolio. Queste persone dovrebbero solo ringraziare per averlo potuto fare, altro che protestare. Perché quello spazio non è mai stato il loro ma dei cittadini di Vernazza a cui è stato sottratto.
Ottima cosa sarebbe poi quella di non voler inseguire ad ogni costo il solo vantaggio economico che deriva dalla quantità. Dobbiamo ambire alla qualità del nostro turismo, alla qualità dei nostri prodotti ed alla qualità della ristorazione rimediando ai danni di una liberazione che consente a tutti di fare quello che vogliono e che ci ha distrutto, dando preminenza alle tipicità e mettendo paletti a chi utilizza prodotti e cibi precotti.
In una sola parola dobbiamo lavorare per ritornare ad essere un paese turistico ma anche un paese normale, a misura d’uomo, e se la liberazione delle Cinque Terre e di Vernazza potrà nascere anche da quella scatoletta di tonno, ringraziamo il tonno e quell’amico sardo che ha aperto gli occhi a tanta gente!

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