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Ultimo aggiornamento: Venerdì 22 Giugno - ore 23.10

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"I nostri paesi invasi da gente che con le Cinque Terre nulla c'entra"

L'attacco di alcuni operatori va alle logiche del turismo mordi e fuggi, all'omologazione al ribasso, ma anche all'invasione di concorrenti che non sono del posto: "Per tutti è solo un brand da vendere".

esiste una soluzione?
"I nostri paesi invasi da gente che con le Cinque Terre nulla c'entra"

Cinque Terre - Val di Vara - “Con riferimento ai recenti articoli afferenti le problematiche che investono le Cinque Terre in conseguenza del progressivo aumento dei flussi turistici, purtroppo la deregulation in atto, in mancanza di un minimo intervento correttivo, è destinata a peggiorare ulteriormente. Ormai i paesi sono meta di un turismo mordi e fuggi con il venir meno di quella stanzialità che, almeno, garantirebbe un tempo minimo onde consentire al visitatore un approfondimento delle logiche insediative e storico culturali del territorio che ne rappresentano la vera ed impagabile caratteristica". Un gruppo di operatori delle Cinque Terre chiede visibilità attraverso queste pagine per portare il proprio pensiero e sottoporlo al dibattito della comunità: "Prevale ormai “un effetto fotografico” con visite di poche ore - aggiungono con preoccupazione -. Giusto il tempo di memorizzare gli scorci più accessibili quasi da poter rappresentare ad amici e parenti di aver visitato le Cinque Terre; un perverso circuito che oltre a non essere appagante per lo stesso visitatore, omologa il territorio in una gara al ribasso che genera un sorta di orda che percorre i medesimi tratti nelle stesse ore incalzata da quella successiva".

Il ragionamento si allarga e tocca la parte commerciale, con l'"invasione" dei foresti, come li chiamo in riviera. Foresti, tutti, anche quelli della stessa provincia, naturalmente: "Una parte delle stesse aziende che operano nel territorio non sono più gestite da persone del posto come nel passato, ma da esterni, facendo venir meno quella sorta di filtro che esisteva volto a favorire una più corretta conoscenza del territorio anche attraverso la diffusione dei prodotti tipici. In primis il vino, che nelle Cinque Terre non rappresenta un connotato enologico ma paesaggistico, con il recupero delle coltivazioni quale unico parametro contro il dissesto idrogeologico in atto. Le Cinque Terre rappresentano unicamente un brand da vendere e promuovere anche da parte di altre località che moltiplicano le strutture ricettive con l’unico scopo di esercitare un tornaconto economico a danno del nostro paesaggio".

"I residui residenti, che sono sempre meno, - aggiungono ancora -, sono letteralmente calpestati e travolti subendo gli effetti deteriori della situazione in atto, diminuiscono gli alimentari e aumentano gli esercizi, quali friggitorie e pizze al taglio rivolti unicamente all’offerta turistica, i cosiddetti take-away, che si uniformano al degrado in atto con il consumo di prodotti nel minor tempo possibile ed una produzione abnorme di rifiuti con i relativi oneri che rimangono in parte in capo ai residenti i quali sono già ostaggio dell’aumento dei prezzi, della tassazione sempre maggiore necessaria per consentire a comuni risibili in tema di consistenza demografica e di risorse di fronteggiare servizi sempre più rilevanti e consistenti. Tale contesto è destinato a peggiorare ulteriormente poiché prevale una tendenza emigratoria dei residenti effettivi verso la città o luoghi limitrofi più vivibili a scapito del ricambio con operatori che talvolta risiedono più per una convenienza fiscale che per libera scelta. Nei mesi invernali è sufficiente osservare con tristezza le poche luci accese testimonianza di paesi pressoché deserti e del tempo che fu”.

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