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Una piccola chiesa ricca di storia e arte

Una piccola chiesa ricca di storia e arte

Cinque Terre - Val di Vara - Sul lungomare a ponente di Monterosso, una piccola chiesa, a ridosso di una villa gentilizia, parla di storia e di cultura. E’ la chiesa di Santa Maria Nascente di Fegina, dove in questi giorni, in occasione della festa titolare della Natività di Maria ma anche dei quattrocento anni del convento dei Cappuccini, il comune ha fatto allestire una bella mostra di documenti che ne ripercorre la storia, e che si può visitare ancora nella giornata di oggi. La villa, incorniciata di palme e di piante ornamentali, apparteneva già nel Seicento, con l’allora oratorio privato, alla famiglia di Giovanni Saporiti, arcivescovo di Genova dal 1746 al 1767. Già questo la dice lunga sulla storia di Monterosso, quasi “gemella” di Sestri Levante nell’accogliere l’antica nobiltà genovese per i periodi estivi e di riposo. A inizio Ottocento, come è noto, Napoleone Buonaparte, al cui impero era stata annessa l’intera Liguria, vietò l’utilizzo di oratori gentilizi, e la chiesa fu così sconsacrata, arrivando in seguito a diventare rimessaggio invernale per i gozzi del luogo. Nel 1957 arriva però a Monterosso don Vincenzo Bo. Sestrese, cugino del futuro senatore a vita Carlo Bo, studioso di liturgia e di storia ecclesiastica, il giovane parroco, con indubbio coraggio, si adoperò, d’intesa con il vescovo Giuseppe Stella, perché una famiglia del luogo, i De Andreis, imparentati con Eugenio Montale, la cui famiglia abitava poco distante, ad acquistare la chiesa, a ristrutturarla e a donarla alla parrocchia. Così nel gennaio 1959 la chiesa fu riaperta, diventando curazia autonoma per Fegina, affidata prima ai frati Cappuccini ed ora, come la parrocchia stessa, ai Discepoli di don Minozzi e di padre Semeria. L’artista genovese Emanuele Luzzatti abbellì la facciata con due statue, frutto del suo estro originale, dedicate a sant’Andrea e a san Domenico, patroni l’uno della famiglia De Andreis, l’altro dei Montale.

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