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Una mostra su Hélène de Beauvoir a Castè

di Valerio Cremolini

l'analisi
Una mostra su Hélène de Beauvoir a Castè

Cinque Terre - Val di Vara - In occasione della mostra di Hélène de Beauvoir allestita presso lo showroom “Liguria Vintage” (via Graveglia 35b – Riccò del Golfo), con prosecuzione nella frazione di Castè, ho piacere di proporre il testo intitolato Un mondo variopinto e ingenuo, pubblicato sul catalogo edito per la retrospettiva Hélène de Beauvoir tra fiume e mare a Bocca di Magra del 3 dicembre 2016, prima tappa di un itinerario che ha fatto conoscere i dipinti della pittrice in varie località della provincia spezzina.

Avrei tanto desiderato scrivere questi pensieri una trentina d’anni fa, incontrando Hélène de Beauvoir (1910-2001), sorella di Simone (1908-1986), nello studio di Trebiano per sentirla parlare del celebre cognato Jean Paul Sartre (1905-1980) e specialmente della sua vocazione giovanile per la pittura, ben presto messa alla prova con l’esordio parigino alla galleria Jacques Bonjean, dove esponevano artisti di levatura internazionale, tra cui ottimi pittori italiani. Fu in quello spazio che la venticinquenne Hélène incontrò Pablo Picasso (1881-1975), che definì originale la sua pittura, accolta dalla critica da lusinghieri commenti.
In quella conversazione avremmo sicuramente richiamato i passi da giganti compiuti dalle donne artiste, un tempo fortemente emarginate. Così accadde, ma non fu la sola, alla sua connazionale Berthe Morisot (1841-1895), in seguito diventata un’acclamata protagonista del movimento impressionista. Quella conversazione non è mai avvenuta.
Ora, invece, ho davanti a me quindici piacevoli dipinti di grande formato eseguiti in anni diversi durante i graditi soggiorni a Trebiano, che in qualche modo parlano di Hélène, pittrice dall’indiscutibile talento nel trattare con cura il disegno e i colori, sempre vibranti e pieni di luce, offrendo la sensazione della freschezza e dell’immediatezza compositiva. La struttura di ogni quadro è solo apparentemente semplice ed in essi si rinnova l’esuberanza cromatica, generata da una tavolozza altrettanto smagliante, appunto per dare rilievo all’estesa visibilità del colore, che avvolge ogni lavoro costruito con uno stile personale, immutabile nel mantenimento dell’ordine e dell’equilibrio. Dunque, è quanto mai opportuno avvertire l’eco di noti artisti del passato, che hanno contribuito a valorizzare una vera e propria tradizione coloristica, che accoglie, tra gli altri, la solarità della colta e sincera pittura di Henri Matisse (1869-1954) e della sua autentica e appagante joie de vivre.
Hélène ammirava di sicuro la densa stagione creativa dell’esponente dei Fauves, ma sarebbe imperdonabile esaurire in una rapida citazione la sua dedizione rivolta alla pittura, tramite per comunicare il suo mondo interiore, attingendo ad una figurazione felice, piena di verità e di grazia. Frutto di non comune sensibilità, è una figurazione lirica che fa leva sul binomio “luce-colore” per distendersi tra situazioni reali e fantastiche, che hanno nella natura lo scenario privilegiato, dove si sviluppa la stilizzazione di persone e animali, ben dettagliati nei loro distinti profili.
Un chien et son maître, L’indifferent, Leda, Les bergers s’amusent, L’impudique, Les oiseaux migrateurs, sono alcuni titoli di dipinti, che ci permettono di accedere concretamente al vissuto artistico di Hélène legato al territorio trebianese e che inseriscono a pieno titolo la sua esperienza nella tradizione pittorica della provincia spezzina. Ma, soprattutto, questi e altri lavori offrono attendibili indizi per favorire liberamente il racconto, stimolando la propria vena narrativa, incoraggiata dal loro contenuto e dalla quieta espressività che li caratterizza.
Si è pronti ad evadere dal reale per assaporare il gusto di un inatteso distacco, che ci conduce in un altrove, animato dai medesimi soggetti incontrati nella pittura lieve e tutta colore della pittrice francese. Entriamo nel suo mondo variopinto e ingenuo. E se è vero che ogni colore si associa a più sensazioni, eccoci abbracciare tra gli altri, l’azzurro dell’infinito, il bianco innocente e puro, il verde dell’abbondanza, il nostalgico viola, l’arancione simbolo di sapienza e armonia e il rosa, che rivela delicatezza e pace.
Hélène aveva le idee molto chiare e a Trebiano trovava modo di realizzarle senza particolari slanci innovativi, perseguendo una pittura coerente sul piano formale, che certamente la impegnava e, nel contempo, le recava soddisfazione nel disporre sulle superfici delle tele, tra linee e colori, con la sua sensibilità creativa, la sua anima.

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