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Rimazùu Folk Festival, un trionfo di musica e lingua ligure

Con la novità 'Sciaatu ‘nti carugi', che porterà la rassegna tra la gente del borgo.

Cinque terre
Rimazùu Folk Festival, un trionfo di musica e lingua ligure

Cinque Terre - Val di Vara - Venerdì 21 e sabato 22 giugno appuntamento nel borgo delle Cinque Terre con la seconda edizione del Rimazùu Folk Festival - Suoni e voci tra la Liguria e il Mediterraneo. La rassegna quest’anno ha un programma più ricco e ampliato, con la partecipazione di dieci artisti tra band e solisti e un panorama musicale che spazia attraverso un’ampia gamma di generi, dal reggae al rap, dal pop al folk puro, dai cantastorie alla canzone d’autore. Minimo comun denominatore di queste diverse sensibilità musicali sarà, come sempre, il dialetto o più esattamente la lingua ligure: i testi di tutte le canzoni, infatti, sono in genovese o in una delle sue varianti locali.

Secondo lo spirito della manifestazione, tutto ciò non va inteso come nostalgico ripiegamento in sé stessi ma al contrario come apertura verso l’esterno e l’alterità. Grazie alla potenza marinara e commerciale della Superba, infatti, il genovese rappresentò per secoli una sorta di lingua franca del Mediterraneo e in quanto tale mezzo di contatto e contaminazione tra popoli diversi. Ed è proprio a questa concezione che il festival vuole rifarsi, a quello stesso afflato che ha ispirato Fabrizio De André e Mauro Pagani nella realizzazione di Crêuza de mä, capolavoro nato dalla fortunata simbiosi tra dialetto genovese e sonorità mediterranee. Al brano che più di ogni altro sarà ritenuto capace di incarnare lo spirito del festival verrà attribuito un riconoscimento speciale assegnato dalla direzione artistica.
A fare gli onori di casa sarà la band riomaggiorese dei Grandi & fanti, la quale ha voluto raccogliere intorno a sé i tanti amici conosciuti al Festival San Giorgio della Canzone in Lingua
Ligure, manifestazione nella quale tanto il complesso locale quanto i gruppi ospiti hanno più volte ottenuto successi e riconoscimenti. Sul palco di piazza del Vignaiolo, nel pieno centro del borgo, ci sarà dunque il meglio della musica dialettale ligure: Quei de Rsciugni, U Cantautupittu, Andrea Facco e I Demueluin nella prima serata, U Carbun & de Januaicans, Mike fC, i Makadam Zena, i Mandillä e i Grandi & fanti nella seconda, che sarà presentata da Donatella Durando di R24radio.

Inoltre, assoluta novità di quest’anno, il sabato mattina il festival si sposterà nelle strade e tra la gente con Sciaatu ‘nti carugi, un giro degli angoli più suggestivi del borgo e delle sue cantine con stornelli e flash mob, al quale prenderà parte anche il gruppo goliardico dei 104.
Degno di nota il fatto che come logo del festival sia stato scelto un bozzetto del pittore macchiaiolo Telemaco Signorini, il quale a fine Ottocento trascorse le sue estati nel paese delle
Cinque Terre lasciandone preziose testimonianze pittoriche e letterarie. Il disegno raffigura un
gruppo di bambini riomaggioresi in abiti tradizionali seduti in cerchio a giocare. «Lo spirito folk del nostro festival – afferma Davide Bozzo, direttore artistico della rassegna – è ben rappresentato all’immagine che abbiamo scelto per illustrarlo. La disposizione circolare evoca la ricorsività tipica dei giochi, delle filastrocche, della memoria collettiva, di quella tradizione orale che costituisce il fondamento della cultura popolare. Quella stessa circolarità che ritroviamo nelle onde e nei ritmi musicali del Mediterraneo».

La manifestazione è organizzata da Rimazùu - Società di Lingua e Cultura Riomaggiorese, con il contributo del Comune di Riomaggiore, del Parco Nazionale delle Cinque Terre, della Proloco e dei viticoltori locali, i quali hanno offerto le bottiglie di sciachetrà con cui verranno premiati gli artisti. E non potrebbe esserci un premio migliore per un folk festival: il passito liquoroso, decantato fin dal Medioevo da poeti e viaggiatori e frutto del lavoro e della fatica dei vignaioli locali, è il prodotto per eccellenza della cultura popolare delle Cinque Terre, i cui segreti sono stati tramandati, proprio come il dialetto, di generazione in generazione.

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