Genova 24 La Voce del Tigullio Città della Spezia La Voce Apuana
LA REDAZIONE
Telefono redazione La Spezia 0187 1852605
Fax redazione La Spezia 0187 1852515
PUBBLICITA'
Telefono pubblicita La Spezia 0187 1952682

Ultimo aggiornamento: Martedì 20 Ottobre - ore 21.43

previsioni meteo la spezia
Facebook Città della Spezia Twitter Città della Spezia Instagram Città della Spezia

Quell'antico ospitale che fa sconfinare la provincia

di Egidio Banti

Sul Taro
Quell'antico ospitale che fa sconfinare la provincia

Cinque Terre - Val di Vara - Pochi sanno che una parrocchia della diocesi spezzina, Scurtabò, ha una parte del suo territorio in Val di Taro, proprio sulle rive dell’alto corso del fiume padano. Si tratta di uno dei pochissimi punti in cui il confine della provincia della Spezia, qui in comune di Varese Ligure, si discosta dalla linea displuviale, attraversando lo spartiacque. Quel confine, già di fatto in terra emiliana, è legato alla presenza, in località Pelosa, di un oratorio dedicato a San Pellegrino. Ora, a Brugnato, la sezione locale del Museo diocesano ha proposto una mostra che di quell’antico oratorio presenta alcuni restauri già effettuati. Non si tratta in realtà solo di un luogo di culto, bensì di un altrettanto antico “ospitale”, una delle tante strutture, piccole ma preziose, che nel medioevo accoglievano e assistevano i pellegrini (ecco il richiamo al nome del santo patrono) e in generale i viandanti che attraversavano l’Appennino: tesori importanti di fede, di ospitalità ma anche di arte e di vita civile.

L’ospitale di Pelosa, come riporta la Banca dati digitale dei beni ecclesiastici BeWeb “posto accanto al fiume Taro, alla base della dorsale appenninica, ha costituito per secoli la porta di accesso alla Liguria e alla Valle del Vara”. Un punto importante della montagna ligure, dunque, che risale, se non prima, almeno al 1382 ed era al centro di un complesso reticolo di antiche strade. Il complesso comprendeva la chiesa, alcune stanze per passare la notte, una corte protetta da un muro e un porticato. Si aggiunse, col tempo, la dogana, tra la repubblica di Genova (poi Regno di Sardegna) e il ducato di Parma. Il vicino ponte sul Taro permetteva alla greggi e alle mandrie provenienti dalle colline liguri di raggiungere le pianure parmensi e piacentine, base quindi di una economia fiorente. Lo stesso nome “Scurtabò” (”Luogo di passaggio delle mandrie”) deriva probabilmente di lì. Nel corso dei secoli, la piccola chiesa venne arricchita di opere d’arte frutto della devozione e delle offerte del popolo. Tra le altre, l’elegante fregio sulla parete di fondo, una statua lignea settecentesca di san Pellegrino e sei busti reliquiario.

La posizione strategica fece sì che Pelosa, durante la Resistenza, fosse anche il luogo, nel luglio 1944, di una sanguinosa battaglia tra i tedeschi e i partigiani della brigata “Richetto”. Il progetto di restauro tiene anche conto del fatto che l’oratorio è facilmente raggiungibile dalla vicina strada di fondovalle che unisce la Liguria di Levante con Bedonia e Borgotaro. Di qui il titolo della mostra, “Benvenuti in Liguria”, curata dal Museo contadino di Cassego e dall’associazione brugnatese “San Colombano” sulla base di studi e ricerche condotte da don Sandro Lagomarsini. Lo stesso don Sandro e l’archeologa Luisa Cascarini hanno presentato venerdì l’iniziativa. Nelle prossime settimane, sino al 12 dicembre, la mostra sarà visitabile su prenotazione, da effettuare telefonando al numero 334.6161090 (dopo le 17) oppure al

© RIPRODUZIONE RISERVATA


Notizie La Spezia

























Testata giornalistica iscritta al Registro Stampe del Tribunale della Spezia. RAA 59/04, Conc 5376, Reg. Sp 8/04.
Direttore responsabile: Fabio Lugarini.
Contatta la redazione

Privacy e Cookie Policy
Impostazioni Cookie

Per la tua pubblicità su Cittadellaspezia sfoglia la brochure

Liguria News