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Ultimo aggiornamento: Lunedì 20 Agosto - ore 08.19

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L'Accola prima di Borghetto. E prima dell'Accola...

Ecco cosa racconta la campagna di scavi conclusa quest'autunno. Tra scoperte, ipotesi e suggestioni, sperando in un 'effetto volano'.

ASPETTANDO IL C14
L'Accola prima di Borghetto. E prima dell'Accola...

Cinque Terre - Val di Vara - L'impegno della cittadinanza attiva, la risposta della Soprintendenza, il primo passo verso un'auspicabile operazione di recupero e valorizzazione. Questo il racconto dipanatosi ieri mattina a Borghetto Vara, in sala consiliare, in occasione della presentazione dei risultati della campagna di scavo archeologico condotta presso l'abbazia dell'Accola, antico sito borghettino che oggi - in particolare a causa della cagionevole copertura - versa in precarie condizioni. Si alza lungo la Provinciale 566, e le si appoggia sul fianco il locale cimitero.

Come sono andate le cose? Lo ha ben spiegato Neva Chiarenza, archeologo della Soprintendenza. "Un paio di anni fa, nel corso di un sopralluogo, ho subito notato che la chiesa aveva notevoli problemi strutturali, in particolare al tetto. Tante grane, e pochi fondi. Ma dall'associazione 'Per l'Accola', costituitasi proprio per il recupero dell'edificio, è arrivata la proposta non banale di 'ribaltare' la situazione: invece di impegnarsi nel difficile tentativo di trovare le tante risorse necessarie per sistemare le parti ammalorate della chiesa... dar vita a una campagna di scavo archeologico per approfondire le informazioni sul bene e ravvivarne la conoscenza presso la comunità, disabituandola a vedere l'Accola come un qualcosa in stato di abbandono. Uno scavo in grado di fare da 'volano' per la ricerca di sponsor e finanziatori, in modo da poter pensare in futuro al restauro e alla successiva valorizzazione del bene". L'idea dell'associazione è stata sposata dalla Soprintendenza, dalla Diocesi, dal Comune borghettino. E così, tra l'estate e l'autunno - con un mesetto di lavoro in totale -, si è scavato, con profitto. Un'indagine all'esterno e una all'interno dell'edificio. Un'operazione sostenuta finanziariamente da una raccolta condotta da 'Per l'Accola', con importante contributo della parrocchia.

"L'Accola per Borghetto rappresenta molto, gli abitanti le sono affezionati. Nei limiti delle nostre disponibilità, siamo pronti a fare la nostra parte", ha detto l'assessore Paola Bellano, intervenuta per portare il saluto dell'amministrazione. Per la Diocesi c'era don Paolo Cabano, responsabile dei beni culturali diocesani. "Lo scavo ha aumentato le conoscenze attorno al manufatto - ha detto -, ma si tratta di un primo momento: sarebbe inutile scavare per poi assistere al crollo di mura e tetto". Intervenuto in apertura anche Andrea Licari, presidente di 'Per l'Accola'. "Oggi è un bel giorno per Borghetto - ha dichiarato -. La nostra associazione è nata nel 2014 per recuperare la chiesa e diffonderne la conoscenza, come è giusto fare coni beni comuni".

Nel vivo della storia e dello scavo

E' spettato a Monica Baldassarri, archeologo dell'Università di Pisa che ha condotto la campagna di scavo, far luce sugli esiti dell'operazione. Non senza riavvolgere un po' i fili. "Nell'881, tarda età carolingia - ha esordito -, all'Accola è attestata la presenza di una curtis - non di una chiesa -, cioè un centro di amministrazione fondiaria. Sappiamo poi che la curitis nel 1133 passa tra i beni della Mensa vescovile di Brugnato. Quando si parla per la prima volta di una chiesa dell'Accola? Tra la metà del Quattrocento e gli inizi del Cinquecento - lo dicono gli estimi della chiesa di Brugnato -, alle soglie dell'Età moderna. Siamo nel solito periodo dell'epigrafe risalente al 1482 murata all'interno della chiesa, epigrafe che testimonia l'esecuzione di una serie di interventi di ripristino, tra i quali probabilmente la realizzazione di un nuovo altare". Ecco, già questo è un punto nodale sul quale la campagna di scavi ha fatto chiarezza: "L'indagine che abbiamo condotto ha permesso di risalire al periodo di fondazione dell'edificio attuale, cioè il pieno o il tardo Trecento. Quindi non il 1482 dell'epigrafe, come si pensava. Tra l'altro, il Trecento era un momento di crisi, tra peste e carestie, ma l'edificazione di un grande edificio come l'Accola testimonia come nella zona di Borghetto non ci fosse una situazione di sofferenza demografica. Insomma, è stata fatta una chiesa grande perché la gente c'era. Nel Quattrocento invece il sito ha vissuto un momento di abbandono, che potrebbe essersi esaurito verso fine secolo, come testimonierebbero i lavori del 1482 (seguiti da altri restauri, fino a quelli del XX secolo, ndr)".

Il secolo XIV, quindi, ha accolto la nascita dell'edificio che vediamo ancora oggi. Prima di allora c'era già un edificio religioso? Non è possibile dirlo con certezza. Ma lo scavo, in particolare quello svolto all'interno della struttura, apre interessanti prospettive che vanno oltre la semplice suggestione di una preesistente funzione religiosa. Innanzitutto, dentro la chiesa sono spuntate delle sepolture 'da esterno'. "Le sepolture - ha detto prudentemente la Baldassarri - sembrano popolare un terreno forse legato a una struttura ecclesiastica antecedente, poi ampliata nel Trecento (andando a 'mangiare' le sepolture esterne, ndr). Magari un edificio del XII secolo, o più antico. Per saperne di più, vorremmo trovare un finanziamento per fare la datazione al carbonio 14 dei resti umani trovati". E non è soltanto l'area di sepoltura a modellare l'ipotesi di una vita religiosa più antica, ma anche il segno, emerso sempre nel corso dello scavo, "che pare lasciato da una struttura semicircolare. Forse da un abside: nel caso ci troveremmo di fronte a un edificio religioso preesistente orientato diversamente (fatto non consueto, ne avevamo parlato QUI) rispetto a quello trecentesco. Probabilmente in relazione a un assetto viario diverso, magari per la presenza di un approdo fluviale". Insomma, ha rimarcato Baldassarri, "c'è la probabilità di una preesistenza religiosa, ad esempio una cappella privata legata alla curtis. Ma al momento non possiamo saperlo con certezza, i documenti non ne parlano".

L'archeologa, con un'ulteriore riflessione, ha voluto sottolineare l'importanza della chiesa per le origini dell'insediamento borghettino. "L'Accola sorgeva lungo la viabilità che un tempo, probabilmente senza grandi cambiamenti fino all'Ottocento, correva lungo il fiume Vara - un punto importante -, arrivando fino al ponte per Brugnato (un assetto che si intuisce ancora oggi, in particolare grazie a una sorta di fenditura tra le case sulla sinistra del sito, ndr). I documenti attestano prima l'Accola di Borghetto. E' possibile che Borghetto sia nato perché c'era una chiesa come l'Accola". E a proposito di origini: il toponimo 'Accola' riprende l'omonimo termine utilizzato nel medioevo per indicare una formula di affitto di terreni.

Lo scavo esterno, altre sepolture e briciole romane

Fabio Stratta, archeologo della Soprintendenza, ha parlato dello scavo in esterna. "Abbiamo lavorato in un piccolo perimetro a sinistra dell'ingresso della chiesa, trovando strati che dai giorni nostri arrivano fino al Basso Medioevo - ha spiegato -. Nel corso dell'intervento abbiamo documentato almeno cinque sepolture. Parliamo di una porzione di terreno interessata da continue sepolture nel Trecento e nel Quattrocento, con le nuove che andavano a intaccare le precedenti". Non è un caso infatti che i resti dei cari estinti spuntino fuori in maniera un po' caotica. Sono state trovate anche delle monete - denari genovesi di produzione quattrocentesca - probabilmente messe in mano ai defunti per il loro ultimo viaggio. A proposito di sepolture: come chiarito dalla Baldassarri, l'attuale cimitero è cosa dell'età contemporanea e non deve essere immaginato come una prosecuzione di un'antica prassi sepolcrale.

Lo scavo esterno, inoltre, è stato quello più generoso a livello di reperti. In sostanza vasellame, pezzi da cucina. "Parliamo di materiale da mensa di fattura pisana - ha osservato la Baldassarri -. Nello Spezzino, nel corso dell'età medievale, non arrivava quasi mai vasellame genovese, che invece troverà spazio dal Cinquecento, unitamente a quello toscano". Rinvenuti anche "frammentini di ceramiche romane. Un dato che ci fa pensare che presidi medievali come l'Accola non siano stati realizzati in luoghi 'neutri', ma sfruttando zone di insediamento romane, soprattutto a carattere rurale".

Smentire la vulgata

Sulla chiesa di Santa Maria Assunta della Corte dell'Accola - volendo usare per una volta il nome completo del sito - gravano un paio di equivoci. Il primo riguarda la croce che campeggia sulla facciata. Per molti, una croce longobarda. Niet. E' una croce in stile romanico che niente ha a che spartire con Alboino, Rotari e compagnia. D'altra parte la frequentazione del sito risale con ogni probabilità alla tarda epoca carolingia, ben posteriore all'evo degli uomini dalle lunghe barbe. Altro punto: la dicitura 'abbazia dell'Accola'. E' la più utilizzata anche se, di fatto, un'abbazia non c'è mai stata. Ci fu un 'beneficio abbaziale', quello sì, ma niente abate, né frati. Tranne per quella parentesi che vide i Francescani 'appoggiarsi' all'Accola in attesa che il convento di Brugnato fosse pronto.
Non è raro imbattersi in piccole imprecisioni di questo tipo. A volte perpetrate con la volontà di nobilitare in qualche modo siti, edifici, in generale produzioni umane. "Sembra che lo sport di questa zona - ha osservato, con un sorriso, la dott.ssa Baldassarri - sia attribuire a siti e manufatti la patente di bizantino o longobardo!".

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Val di Vara, un cielo borghettino Archivio CdS
Chiesa dell'Accola, presentazione degli scavi Archivio CdS


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