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Don Lagomarsini e gli anni Sessanta in Val di Vara

Raccontanti da Maria Cristina Mirabello e Giorgio Pagano.

Don Lagomarsini e gli anni Sessanta in Val di Vara

Cinque Terre - Val di Vara - Il primo volume del libro di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello “Un mondo nuovo, una speranza appena nata. Gli anni Sessanta alla Spezia ed in provincia” è stato presentato con successo anche a Varese Ligure. All’iniziativa, organizzata dalla Pro Loco di Varese Ligure nel Salone della Compagnia, sono intervenuti Giorgio Getto Viarengo, storico locale, e Andrea Ranieri, scrittore, già dirigente sindacale, che hanno dialogato con Giorgio Pagano.
Tra i molti temi trattati i cambiamenti politici e culturali anche nella Val di Vara degli anni Sessanta. “Dalle vicende degli studenti e degli operai, dalle esperienze di molti giovani impegnati nei campi del teatro, del cinema, della musica e dell’arte emergono nel libro -ha detto Giorgio Pagano- i contorni di una comunità giovanile spontanea che aveva un sistema di valori distinto e praticato in piena autenticità, una cultura cosciente di sé. La prima cultura nuova, espressione dell’allora nascente società della comunicazione. Dappertutto si ascoltava la stessa musica, si vedevano gli stessi film, si lottava per la libertà in Vietnam e si negava legittimità alle ‘vecchie’ autorità. Il libro fondamentale di quegli anni fu ‘Lettera a una professoressa’ di don Lorenzo Milani. La forza ‘eversiva’ e utopica di quel libro era lo stretto nesso che esso stabiliva tra la selezione di classe nella scuola e la deformazione dei contenuti del sapere”.
A Càssego, in Val di Vara, ha continuato Pagano, don Sandro Lagomarsini “operò con lo stesso spirito e lo stesso fine di don Milani: trasformare la sua Parrocchia in una scuola, per contrastare la selezione e trasmettere nuovi contenuti del sapere”.
Pagano ha concluso leggendo un brano del video “Storia di Sergio”, in cui la voce narrante è don Sandro Lagomarsini:

Sergio era un ragazzo come tanti, ma diverso dagli altri. Sergio era nato nel 1956. Passò tutta l’infanzia in una casa isolata, in mezzo ad anziani e malati. Abbaiava alle rare persone di passaggio e poi si nascondeva. Quando la mamma arrivò con la sorellina appena nata, diede uno sguardo e scappò impaurito. In prima Elementare la maestra lo considerava “irrecuperabile”. Anche la maestra venuta dopo ebbe la sua dose di calci, impuntature, dispetti. Ma poco alla volta Sergio si affezionò alla maestra ed ai compagni. Non faceva assenze, neanche quando c’era la neve. Faceva ogni giorno parecchi chilometri a piedi. Il disegno per la maestra alla fine della terza era il segno di un grande cambiamento: la casa, la stalla e la scuola erano unite da un unico tratto. Nella dedica Sergio aveva scritto: “Non la dimenticherò mai. Sergio”. La maestra, Linda Merciari, dice: “Questo quadretto è la mia medaglia d’oro”.

Giorgio Getto Viarengo ha commentato: “Qualcosa di quegli anni è rimasto e ci parla ancora”. Per Andrea Ranieri “la politica ha bisogno di tornare, come in quegli anni, a unire cuore e cervello”.

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