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Ultimo aggiornamento: Venerdì 17 Agosto - ore 22.47

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Alla scoperta del restauro di San Michele a Veppo

Le tradizioni costruttive dei territori storicamente contesi da toscani e liguri raccontate dagli esperti. Il progetto è stato selezionato dal bando “Conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale del territorio” della Fondazione Carispezia.

domani l'evento
Alla scoperta del restauro di San Michele a Veppo

Cinque Terre - Val di Vara - Raccontare la rinascita della chiesa San Michele Arcangelo a Veppo. L'edificio cinquecentesco ha nascosto sotto la sua copertura faldata un’ingegnosa soluzione la cui invenzione è assimilabile all’epoca romana. La presentazione si terrà domani, 11 agosto alle 20.30 nella chiesa di San Michele Arcangelo nel corso della quale verranno illustrate le opere di restauro e conservazione della copertura dell’edificio religioso con un’introduzione esplicativa dell’architetto Augusto Marchioni. Seguirà una visita guidata all’interno del sottotetto, oggetto dell’intervento, per scoprire le peculiarità ed il genio costruttivo delle antiche popolazioni agricole di un entroterra conteso. Alle 21, gli architetti progettisti, guideranno i partecipanti in piccoli gruppi. Alla presentazione dell’opera di restauro e risanamento conservativo, con intervento locale di miglioramento sismico effettuata sulla copertura della chiesa di San Michele Arcangelo, il sacerdote Tommaso Fasoli e l’architetto Augusto Marchioni, esporranno gli aspetti artistici ed architettonici del sacro complesso.

A raccontare il pregio del luogo è, appunto, l'architetto Augusto Marchioni che racconta: "Frammiste a detriti e minute orditure lignee sono state ritrovate, nel corso dell’opera di risanamento, opere lapidee di forma definita che si sono, poi, rivelate essere quelli che in gergo tecnico vengono definiti frenelli. L’ingegnoso sistema di stabilizzazione della volta, già conosciuto dai romani, consentiva di fissare geometricamente l’intero arco permettendo nel contempo una completa circolazione d’aria nei limitati volumi sottotetto, attraverso un artificioso sistema di aperture a forma triangolare, o trilitica, comunicanti direttamente con una batteria di fori collocati nel sottogronda".

"Tale sistema - prosegue - consentiva il mantenimento di condizioni microclimatiche ideali all’essenza lignea che costituiva l’impalcato di copertura. Il manto, originariamente, era certamente in pietra (ardesia) e tale sistema contribuiva a stabilizzarne i fenomeni di condensa -che si manifestano nell’intradosso lapideo- in risposta a giornate particolarmente fredde e/o con inversioni termiche. Purtroppo questo sistema particolarmente brillante, è stato obliterato con un riempimento casuale di macerie della vecchia copertura e del piede della chiesa stessa, fino a profilare una copertura a capanna, successivamente coperta con un manto in tegole marsigliesi nell’immediato dopoguerra. Curiosa è la storia del manto di Marsigliesi, provenienti dalla comunità La Rotta, Pontedera, prodotte dalle fornaci dei fratelli Braccini, funzionanti fino ai primi degli anni sessanta, utilizzanti un brevetto della metà degli anni ’30 per riprodurre “tegole in cotto con foggia alla marsigliese” che ad oggi sono state parzialmente reimpiegate sulle falde secondarie, trovandosi in ottimo stato di conservazione e manutenzione.”

Il progetto è stato selezionato dal bando “Conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale del territorio” della Fondazione Carispezia che ha contribuito al restauro con 15mila euro. "L’area di confine tra Toscana e Liguria permette con estrema facilità la lettura dell’impianto costruttivo, della sua evoluzione ed in particolare l’uso di tecniche costruttive arcaiche, con l’impiego di materiali locali (castagno) cui si affiancano prodotti industriali degli anni ’30 - spiega ancora l'architetto direttore dei lavori e progettista assieme all’architetto Miriam Pescetto -. La buona conservazione della complessa, ed allo stesso tempo umile, impostazione del sistema di copertura, realizzato con incavallature lignee originali databili fine ‘700, attraverso il sistema di consolidamento e miglioramento locale antisismico ci permette di osservare con attenzione l’evoluzione, l’uso e l’applicazione dei materiali da costruzione. Lo spazio delimitato dalla partizione delle volte a vela, a copertura dell’aula e degli accessori, ed il piano di falda ampiamente agibile e visitabile danno modo di osservarne, in prima persona, le qualità che, con semplici interventi puntuali, sono state rispettate dal punto di vista tecnologico conservandone anche la testimonianza e memoria- spiega l’architetto Marchioni". Chi desidera partecipare è pregato di dare conferma della partecipazione, per motivi organizzativi, al numero 334 7793545.

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La copertura di San Michele Arcangelo, interno


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