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"Luoghi come le Cinque Terre hanno qualcosa da insegnare al mondo"

Da un dialogo con Filippo Lubrano, la presidente del Parco interpreta il momento: "Vorrei si ripartisse proprio da una lentezza con visione. E mi piacerebbe che quest’anno si gettassero le basi per la riapertura della via dell’Amore".

humans of cinque terre
"Luoghi come le Cinque Terre hanno qualcosa da insegnare al mondo"

Cinque Terre - Val di Vara - "Quando mi sono insediata a capo del Parco Nazionale delle Cinque Terre, il primo problema era quello dei flussi turistici. Anche adesso lo è, ma di segno totalmente opposto: prima non sapevamo come far venire meno gente, ora non sappiamo come far venire ancora qualcuno.
Mi sono insediata nel momento peggiore. Ma, in questo momento di enorme gravità a livello mondiale, credo che le Cinque Terre a differenza di realtà produttive e industriali abbiano nel loro Dna gli strumenti per guardare con fiducia al futuro: questo è un territorio la cui genesi è fatta di imprese eroiche, la stessa costruzione del paesaggio che oggi sono le Cinque Terre è un’impresa eroica. Bisogna però rimettere al centro gli ecosistemi naturali, per evitare che la terza estinzione di massa che è già iniziata da qualche tempo, non coincida con l’estinzione di massa dell’umanità. Luoghi come le Cinque Terre, dove le persone sanno bene cosa voglia dire vivere nei limiti delle risorse disponibili, ed anche cosa voglia dire essere “comunità”, hanno allora qualcosa da insegnare al mondo, qualcosa che tornerà molto utile quando saremo chiamati a ridisegnarlo, quando sarà il momento di ripartire.

La ripartenza imporrà delle scelte: è arrivato il momento di dire “vogliamo un turismo di qualità”, non mordi e fuggi. Ecco, vorrei si ripartisse proprio da questo: dalla lentezza. Una lentezza con visione. Dobbiamo chiederci oggi come saranno le Cinque Terre del 2030, superando le strategie di breve durata. Sotto la mia Presidenza il Parco cercherà di riportare in questo territorio le attività tradizionali di pesca, allevamento e artigianato, valorizzandole, però, anche dal punto di vista economico, e investendo in questo senso, non solo a livello locale ma anche nazionale. Non vogliamo tornare nel MedioEvo, ma comunicare le nostre radici, una volta superata questa stagione, in cui la priorità sarà ovviamente tamponare l’emorragia. Ma nella ripartenza vorrei fosse al centro la sostenibilità, declinata come solo questo territorio sa fare: la sostenibilità dei sentieri, dei muretti a secco, dei produttori di vino abbarbicati sui terrazzamenti.

Mi piacerebbe che quest’anno si gettassero le basi per la riapertura della via dell’Amore. Non possiamo accettare che in questo Paese si ricostruisca il ponte Morandi in un anno e che per riaprire la via dell’Amore ci voglia un decennio. Ma tutto questo dovrà essere contenuto nel piano del Parco, che sarà lo strumento per armonizzare gli interventi necessari.
Vorrei che il turismo qui fosse anche naturalistico. Io guido un Parco Nazionale, e il primo ruolo di un Parco Nazionale è quello di tutelare la biodiversità: è necessario ritrovare il nostro rapporto ancestrale con la natura, e non solo nel periodo di quarantena in cui vediamo gli istrici passeggiare in centro a Spezia. Quello passerà, sono i valori che devono rimanere.

M’immagino un paese in cui gli abitanti mettono i semini sul balcone per aiutare i passeriformi. Saranno fondamentali a questo fine anche i monitoraggi, la mappatura della fauna ittica ad esempio, ma anche approfondire quella terrestre e aviaria. Faccio un esempio: il gufo reale è una specie protetta che nidifica nel Parco, ed è tra le più minacciate dalla morte per elettrocuzione. Con Enel stiamo facendo un lavoro importante di interramento di alcune linee, che però necessita delle informazioni sulle abitudini del gufo stesso. Sarà un lavoro lungo e faticoso, ma d’altronde è per questo che sono qui, per lavorare sulla lentezza, appunto. Per me questa è l’occasione di ridare indietro al mio territorio un servizio, ecco: da giornalista, di fatto è quello che ho sempre fatto, mettermi al servizio delle storie degli altri. Non posso dire che questo traguardo sia per me il raggiungimento di un obiettivo - in qualche modo, non me lo sarei mai aspettata di essere qui, da bambina. Ma è un enorme onore, l’onore più grande per chi ama il proprio territorio, e cercherò pertanto di contribuire al massimo delle mie capacità".

Donatella Bianchi dialoga con Filippo Lubrano
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Ph. credits: ©WWFitalia/FOTOGRAMMA

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