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'Cinque Terre, un paesaggio umano', mostra al castello di Riomaggiore

'Cinque Terre, un paesaggio umano', mostra al castello di Riomaggiore

Cinque Terre - Val di Vara - Venerdì 7 settembre è stata inaugurata presso il Castello di Riomaggiore, la mostra permanente "Cinque Terre un paesaggio umano"

Fortemente voluta dall'Associazione ProLoco Riomaggiore che ha in gestione, grazie a una Convenzione con il Comune di Riomaggiore, l'immobile al fine di valorizzarlo e renderlo un centro pulifunzionale per residenti e turisti "sostenibili"; la Mostra, patrocinata dal Comune di Riomaggiore che ha messo a disposizione la struttura del Castello, è stata realizzata grazie al contributo del Parco Nazionale delle Cinque Terre e al grande lavoro volontario dell'ideatore e dei soci.

L'insieme dei testi e delle immagini vuole rappresentare un contributo alla conoscenza del paesaggio delle Cinque Terre e della sua storia. E insieme suscitare interesse per comprendere meglio questi splendidi luoghi e non semplicemente per fotografarli.

Il progetto e i testi della mostra sono stati elaborati da Attilio Casavecchia, mentre le immagini sono di Anselmo Crovara (Museo della Memoria), di Walter Bilotta, che ha curato anche il progetto grafico, e Doriano Franceschetti.

La mostra permanente ha lo scopo di far comprendere i caratteri essenziali che racchiudono le Cinque Terre e la sua storia, con un particolare approfondimento su Riomaggiore.

Il punto di partenza del percorso è rappresentato dalla trasformazione della natura originaria operata dall'uomo per far posto alla coltivazione della vite. Un lavoro enorme e costante nel tempo per perpetuare un sistema artificiale che ha lambito anche i terreni più impervi e lontani dai borghi. La densità del terrazzamento costituisce l'elemento distintivo da altre realtà, la seconda natura che attraverso la vite ha ricoperto i pendii della Cinque Terre. La mostra, anche attraverso immagini, rende visibile la trasformazione della verticalità dei pendii in una frastagliata orizzontalità, mettendo in evidenza come il sistema dei muri a secco sia stato realizzato dai saperi e dall'esperienza accumulata nel corso del tempo da intere generazioni. Il titolo della mostra racchiude questa semplice verità: gli oltre 4 milioni di metri cubi di pietre che sorreggono il sistema sono passate tutte nelle mani dei viticoltori, che le hanno collocate secondo un "disegno" teso a dare stabilità a una struttura esposta alla forza di gravità, in un ambiente fortemente acclive, e agli agenti meteorici.

La mostra ripercorre le tappe fondamentali della storia dell'agricoltura e del vino nelle Cinque terre. Dai primi sviluppi dopo il Mille, quando Genovesi e Pisani allontanarono il pericolo saraceno e si affermò il ruolo propulsivo del monastero del Tino, al consolidamento della produzione di un vino di elevata qualità: la vernaccia, antenato dell'attuale sciacchetrà, sempre più conosciuta in Italia. E poi, la discesa dei contadini dai piccoli villaggi sparsi sulle colline (Lemen, Cerricò, Casen, Montenero, etc.) al centro principale sul mare (Riomaggiore), dotato di uno scalo. Il vino passito fu indicato da altri nomi: amabile, nel 1500-1700, rinforzato, nel 1800, e poi, infine, sciacchetrà, l'ultima veste di prodotto di grande qualità, che, nel corso dei secoli, ha segnato la vita di generazioni e generazioni di viticoltori delle Cinque Terre.

La mostra termina con questo nome dalle origini misteriose, che trovò in Telemaco Signorini il testimone dell'ultimo passaggio.

Nel corso della serata, alla presenza di un folto pubblico tra i quali una delegazione di vignaioli del Parco delle Cinque Terre, sono intervenuti, oltre ai rappresentanti della Pro Loco di Riomaggiore, il vice presidente del Parco Vincenzo Resasco, il direttore Patrizio Scarpellini, il sindaco di Riomaggiore Fabrizia Pecunia e il curatore della mostra Attilio Casavecchia.

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