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Bonanini e gli altri, il processo "mani unte" non è ancora finito

Per il "faraone" tre reati prescritti e la necessità di ritornare alla Corte d'Appello di Genova per una nuova proposta di pena. Annullate le condanne per Colliva e Costa. Inammissibili i ricorsi di Cambi, Gasparini e Campi.

in Cassazione, fra sentenze e rinvii
Bonanini e gli altri, il processo "mani unte" non è ancora finito

Cinque Terre - Val di Vara - E' andato in scena ieri nelle aule della Corte di Cassazione a Roma quello che doveva essere l’ultimo atto del processo “Mani unte”, la maxi-inchiesta che fece emergere un giro di truffe dietro a opere realizzate anni fa dal Comune di Riomaggiore e dal Parco Nazionale delle Cinque Terre. Il contesto da cui si ripartiva era il verdetto dell'aprile 2017 con cui la Corte d’Appello di Genova condannò a dieci anni di carcere l’ex presidente dell’ente parco, Franco Bonanini, perché ritenuto figura determinante in quella mala gestio acclarata dai giudici della Procura della Spezia. Fra primo e secondo grado furono quattordici i patteggiamenti mentre Bonanini, che nel 2009 fu candidato alle elezioni europee, nel processo d'appello si era difeso affermando di essere "incapace di intendere e volere al momento dei fatti".

Ieri l'ultimo atto alla Cassazione dove si attendevano le definitive decisioni rispetto ai ricorsi presentati dalle parti civili: il Comune di Riomaggiore ma anche i poliziotti - il commissario Alessandro Pescara Di Diana e l’investigatore Andrea Mozzachiodi - accusati inopinatamente di aver aggredito un’impiegata (che poi raccontò ai giudici che fu Bonanini a dirle di inventarsi quel corpo a corpo) durante una perquisizione al Comune di Riomaggiore. Partiamo da Bonanini, difeso dai legali Carlo Di Bugno e Andrea Vernazza, imputato per una lunga serie di reati: tre di questi sono finiti in prescrizione (tentata truffa alla Regione per una vicenda legata alla stazione di Manarola, altra tentata truffa per un finanziamento sul movimento franoso del Canneto, infine un'altra contestazione analoga su un finaziamento per Via Discovolo, sempre a Manarola), mentre gli è stato contestato il falso per quel che concerne i verbali di somma urgenza del Canneto. Per tutti gli altri reati è stato respinto il ricorso degli avvocati di Bonanini. La sentenza emessa ad aprile 2017 dalla Corte d'Appello di Genova, dieci anni di carcere, non viene pertanto eseguita: per una serie di reati di fatto la Corte d'Appello di Genova, ma non la prima sezione, dovrà rifare il processo, ed emettere una nuova proposta di pena.

A Genova furono condannate quattordici persone fra tecnici, imprenditori e pubblici ufficiali, pressochè i medesimi che hanno presentato ricorso in Cassazione. Ma prima di loro i pm Luca Monteverde e Tiziana Lottini avevano ottenuto altri quattordici patteggiamenti. Ieri, a Roma, sono state stralciate le posizioni di Carlo Colliva e Francesco Costa: annullate le loro sentenze di condanna sia per il primo, assolto in primo grado e condannato a tre anni ed un mese in Appello (per falso), che per il secondo, condannato in un primo momento a tre anni, sempre per falso. Entrambi erano difesi dall'avvocato Andrea Corradino. Passano in giudicato l'ex comandante dei vigili, Aldo Campi (difeso dall'avvocato Caprara), per il quale è stato dichiarato inammissibile il ricorso, così come per Lucia Cambi, cancelliere in tribunale alla Spezia: sentenze d'appello confermate per entrambi. Dichiarato inammissibile anche il ricorso presentato da Concetta Gasparini, moglie di Bonanini.

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