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Un ricorso e qualche protesta per la ciclabile Monterosso-Levanto

Il progetto del Parco, finanziato con fondi provenienti da un bando ministeriale, ha attirato l'attenzione di Vas e della Comunità marinara: nel mirino le finalità dell'intervento e la rispondenza all'oggetto della call.

Priorità
Galleria di Prealba Levanto/Monterosso

Cinque Terre - Val di Vara - Il progetto di realizzazione della pista ciclabile all'interno dei tunnel del vecchio tracciato ferroviario trova nuovi ostacoli, sia all'interno dell'opinione pubblica locale che a livello giuridico.
“Andare in bicicletta nel Parco delle Cinque Terre tra Monterosso e Levanto chiusi in galleria è abbattere le emissioni e riconvertire a fonti energetiche pulite?” A porre retoricamente la domanda sono i membri della Comunità marinara delle Cinque Terre, che ritengono che “i soldi possano essere investiti in progetti molto più efficaci negli ambiti dell’efficienza energetica, del contenimento del rischio di esondazioni, della rinaturazione delle aree costiere, del ripristino di habitat, ecosistemi e biodiversità, della gestione forestale sostenibile. Una ciclabile in galleria tra Monterosso e Levanto è sicuramente un progetto interessante e originale, ma certamente rientra nell’ottica di un rilancio turistico del territorio, in quanto trattasi di un’attrazione che desterà non poca curiosità”.

Ma a schierarsi apertamente contro il progetto è anche l'associazione Vas – Verdi ambiente e società che, tramite l'avvocato Daniele Granara e per conto del legale rappresentante Evasio Pasini, ha presentato al presidente della Repubblica, tramite il ministro dell'Ambiente, un ricorso straordinario al "Recupero delle gallerie ferroviarie dismesse nel territorio del Parco per utilizzo ai fini di pista ciclabile".
Tale intervento - secondo i ricorrenti - prevede un costo totale iniziale di circa 3 milioni di euro a riscontro di bando ministeriale per la "Realizzazione di interventi finalizzati alla mitigazione e all'adattamento ai cambiamenti climatici". "A nostro avviso - spiega l'avvocato - l'intervento presentato dal Parco delle Cinque Terre è in netta contrapposizione con quanto previsto dalla legge sui Parchi (n. 394 del 1991) perché: è previsto in un territorio esterno al comune del Parco, non è stato accompagnato di approfondita istruttoria in termini di analisi costi-benefici per le persone che abitano e vivono sul territorio e del territorio, presenta rischi ambientali non valutati poiché tale opera è prevista in rocce contenenti amianto e non è stata accompagnata da adeguato studio sugli effetti idrogeologici a danno delle cose e della persone. Inoltre - aggiunge Granara - tale intervento non soddisfa minimamente quanto previsto nel bando ministeriale che prevede la riqualificazione forestale, la ristrutturazione di muretti a secco, la realizzazione di piccole opere di ingegneria naturalistica la piantagione di specie arbustive autoctone al fine di consolidare il drenaggio dei terreni".
Il circolo Vas Cinque Terre esprime quindi "grande soddisfazione nel contribuire all'affermazione ed al controllo dei valori non solo paesistici e ambientali ma anche sociali ed economici di rispetto alle persone di un'area di altissimo pregio e di eccezionale bellezza, sottoposta a vincolo paesistico, nell'ambito del Parco".

“E’ una questione di priorità. Le Cinque Terre – spiegano invece dalla Comunità marinara - non hanno certo bisogno di attrarre turisti e il nostro non è un Parco di attrazioni. Fondi così importanti, destinati a lievitare, dovrebbero prima essere stanziati per altre opere che non possono essere ancora rimandate e che sicuramente risultano molto più pertinenti all’oggetto del bando ministeriale “lotta agli effetti dei mutamenti climatici”. Stiamo parlando di interventi che non possono più attendere: muretti a secco che franano, manutenzione dei sentieri da recuperare, depuratori indispensabili, rete fognaria che sversa in mare, rimboschimento del territorio e regimazione delle acque per non temere ogni volta che piove, coste da proteggere e salvaguardare. Questo è lottare contro gli effetti dei mutamenti climatici.
Intanto non ci resta che pedalare in bicicletta chiusi in galleria… ma quando potremo uscire a riveder le stelle?”, concludono sarcastici e poetici i portavoce dell'associazione.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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