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Testamento biologico, don Giulio dice sì

Un anno fa aveva fatto rumore la sua apertura verso il mondo omosessuale.

Testamento biologico, don Giulio dice sì

Cinque Terre - Val di Vara - Altra presa di posizione forte da parte di don Giulio Mignani, parroco di Bonassola che lo scorso ha avuto ribalta nazionale per la sua grande apertura nei confronti del mondo omosessuale, in particolare delle unioni tra persone dello stesso sesso. Il nuovo tema sul quale il sacerdote della località rivierasca è uscito allo scoperto è il biotestamento. Il don ha infatti promosso un incontro, tenutosi ieri mattina a Bonassola in Sala Vinzoni, con buona partecipazione, dedicato alla legge sul testamento biologico di fresca approvazione. E, nell'invito che ha messo nero su bianco, diffusosi sui social network, don Giulio di fatto spiega perché la norma gli piace e perché non gli 'tornino' le perplessità levatesi da buona parte del mondo cattolico.

A chi obbietta che nutrizione e idratazione artificiali non siano trattamenti sanitari, il prete ribatte definendo "convincente la posizione di chi sostiene che nutrizione artificiale ed idratazione artificiale siano a tutti gli effetti trattamenti sanitari. Esse, infatti, devono essere prescritte, attuate e monitorate secondo precisi protocolli e prevedono il consenso informato del malato o di un suo delegato". Per quanto riguarda la richiesta, manifestata da una parte del mondo cattolico, di veder riconosciuta la possibilità di obiezione di coscienza, Mignani scrive che "disattendere le richieste espresse da un paziente, adeguatamente informato e cosciente della propria scelta, a mio avviso non può dunque rientrare nell'ambito dell'obiezione di coscienza esercitata da un medico, ma deve essere annoverato nell'ambito dell'imposizione da parte del medico ad un'altra persona di un trattamento sanitario da essa non voluto".

"Circa l'accusa rivolta alla legge di non tener conto del principio di indisponibilità della vita, ritengo che sia doveroso riconoscere che in realtà la vita è disponibile", prosegue il parroco, convinto che "dovremmo anche riconoscere che la forma maggiore di riverenza e di rispetto che possiamo rivolgerle è proprio il rispetto della sua capacità di scelta... capacità che, appunto, comprende anche la possibilità di disporre della propria vita".

C'è poi chi ritiene che la nuova legge renda possibile l'eutanasia. "Se eutanasia vuole dire “buona morte” - scrive Mignani -, penso che sarei confortato dal sapere che è predisposta una legge tale da permettermi, eventualmente e nel caso non riuscissi più a sopportare i miei disagi o una condizione di vita completamente degradata, di morire dignitosamente e senza ulteriori sofferenze". Certo, il don sottolinea anche l'importanza da parte del personale medico di illustrare al paziente tutte le possibili alternative terapeutiche e i possibili sviluppi clinici.

Insomma, ancora una volta il parroco di Bonassola si è distinto per posizioni progressiste. Un atteggiamento che gli ha fatto guadagnare simpatia e solidarietà, ma che ha anche causato qualche malumore, tant'è che giusto il mese scorso - come spiegato dal don nel corso dell'omelia - alcuni fedeli hanno scritto al vescovo diocesano Luigi Ernesto Palletti per esprimere il loro disappunto verso un sacerdote tanto... 'moderno'.

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