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Restano 800 ettari di terrazze, minacciati su più fronti

Scompaiono più i vigneti degli oliveti e dei limoni. E mancano strumenti urbanistici adeguati.

Lo studio
Restano 800 ettari di terrazze, minacciati su più fronti

Cinque Terre - Val di Vara - Nono volume per la collana dei quaderni Ispra Frutti dimenticati e biodiversità recuperata. E questa volta tocca ai casi studio di Umbria e Liguria. Nel centinaio di pagine dedicate alla nostra regione, tra i vari interessanti contributi ce n'è uno tutto 'ambientato' a levante: Cinque Terre, dinamiche di un paesaggio vulnerabile, a firma di Matteo Perrone. Uno studio che ha come grandi protagonisti i terrazzamenti e i muretti a ecco, quella grande impresa che ha permesso l'agricoltura nell'incantevole e scoscesa landa cinqueterrina: “Su poco meno di 20 chilometri di costa – si legge - si è stimato che siano presenti oltre 6mila chilometri lineari di muri di sostegno di fasce terrazzate costruiti con la tecnica del muro a secco”. Oggi, segnala l'autore, i terrazzi a destinazione agricola si estendono oggi in aree non più contigue, per una superficie complessiva di oltre 800 ettari, nei comuni di Monterosso, Vernazza, Riomaggiore, Levanto e La Spezia.

Dopo un'accurata carrellata sulle tipologie di terrazze riscontrabili, ecco una serie di riflessioni che provano a gettare un occhio sui rischi del presente e su possibili sviluppi futuri. “Il paesaggio terrazzato delle Cinque Terre – spiega l'autore - è espressione del lavoro di una comunità e rappresenta un patrimonio culturale straordinario; custode e manutentore di questo patrimonio è quella parte di popolazione residente depositaria della memoria e delle tecniche colturali tradizionali oggi minacciata da economie voraci e di più facile profitto […] Lo stato di conservazione dei terrazzamenti delle Cinque Terre è però minacciato dalla difficile sostenibilità economica degli interventi di manutenzione, dovuta principalmente alla carenza di infrastrutture viarie capillari idonee all’utilizzo di mezzi meccanici ed al trasporto di materiale. Laddove la manutenzione del terrazzamento non è sostenibile si insinua il rischio dell'abbandono con la successiva rinaturalizzazione, che in alcune situazioni espone anche al rischio di dissesto idrogeologico […] I danni dei fenomeni metereologici particolarmente intensi, come l'alluvione del 2011, hanno interessato limitate aree di fondo valle, soprattutto in prossimità dei dei centri urbani, e alcuni borghi a livello del mare (Vernazza, Monterosso al Mare), dove l’energia di quell’evento meteorico straordinario ha avuto conseguenze più devastanti. Si è notato invece che su terrazzamenti produttivi e mantenuti il rischio di dissesto a seguito di precipitazioni intense è modesto, infatti l’alluvione in questi contesti non ha modificato in maniera sostanziale e permanente l’assetto del territorio”.

L'abbandono dei terrazzamenti, rileva Perrone, è riconducibile principalmente all'incremento della scolarizzazione che ha rubato giovani braccia all'agricoltura, all'aumento della fruizione turistica, al progressivo spostamento degli interessi economici dall'attività dei campi ad altri ambiti. Il fenomeno dell'abbandono fin qui ha riguardato soprattutto le aree a vigneto, spiega lo studioso; meno gli oliveti e, per ragioni di contiguità con gli abitati, le porzioni coltivate a limoni. “È la consistenza stessa dei terrazzamenti a rendere il sistema intrinsecamente vulnerabile in quanto, se non sottoposto a manutenzione continua ed immediata, è rapidamente soggetto a fenomeni di dissesto. Ad oggi diversi i terrazzamenti abbandonati sono estremamente esposti al rischio di fenomeni erosivi e vi è la necessità di mapparli e registrarli. Anche la rinaturalizzazione è un fattore critico per la stabilità dei muri a secco (aumento biomassa, azione meccanica delle radici, ecc.), soprattutto in funzione di fattori ecologici (fuoco, acqua) ed eventi catastrofici estremi: incendi boschivi e alluvioni”. Da tenere d'occhio altresì “minacce esterne, quali i processi di abbandono e trasformazione di volumetrie da uso agricolo a commerciale e turistico, l’aumento dell’età media degli addetti in agricoltura, la bassa redditività delle produzioni generata da elevati costi di produzione e da una non adeguata valorizzazione delle stesse e strumenti urbanistici comunali e regionali in alcuni casi datati e poco adeguati alla salvaguardia del paesaggio storico ed alla ripresa dell’attività agricola”.

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