Liguria News TeleNord Genova Post Sanremo News Riviera Sport Savona News Savona Sport Città della Spezia
LA REDAZIONE
Telefono redazione La Spezia 0187 1852605
Fax redazione La Spezia 0187 1852515
PUBBLICITA'
Telefono pubblicita La Spezia 0187 1952682

Ultimo aggiornamento: Sabato 21 Gennaio - ore 21.28

Facebook Città della Spezia Twitter Città della Spezia Google+ Città della Spezia
Instagram Città della Spezia

Referendum per le Cinque Terre, il primo risultato è la partecipazione

Primo incontro affollato a Riomaggiore per discutere della fusione in un unico Comune. Moggia e Pecunia favorevoli, Resasco contrario: "Non c'è più identità".

Referendum per le Cinque Terre, il primo risultato è la partecipazione

Cinque Terre - Val di Vara - Ormai in ogni angolo del mondo il nome “Cinque Terre” indica un territorio unico, compreso fra Riomaggiore e Monterosso e raggiunto ogni anno da milioni di turisti. Ma dietro agli scenari dal fascino inimitabile, da immortalare e conservare come ricordi preziosi anche in un tiepido sabato di fine novembre, ci sono cinque paesi distinti con le loro storie ed un carattere smussato da un recente e rapido sviluppo turistico che ne ha cambiato l'economia e la vita. Un'identità 'unica' però per i fondatori dell'associazione “Cinqueterre in comune” formatasi con l'unico intento di arrivare ad un referendum per la fusione fra le tre attuali amministrazioni – Riomaggiore, Vernazza e Monterosso – in una singola realtà di quasi 4.000 abitanti che, secondo i promotori, potrebbe dare “continuità e coerenza alla gestione del territorio” potendo contare su tagli alle spese e agevolazioni.

Una prospettiva referendaria molto sentita a giudicare dalla grande adesione al primo incontro pubblico sull'argomento tenutosi oggi al castello di Riomaggiore, alla presenza degli attuali amministratori di ospiti toccati dal vicino dal tema delle fusioni e di più di cento persone.
“La nostra associazione ha il solo scopo di arrivare al referendum – ha esordito Roberto Benvenuto – un minuto dopo l'esito del voto si scioglierà non avendo alcuna ragione di esistere. Non siamo e non vogliamo essere una lista elettorale. Pensiamo che il decreto Delrio offra enormi possibilità ai comuni di fondersi e visto che per troppo tempo le Cinque Terre hanno lasciato le decisioni ad altri crediamo sia giunto il momento di invertire la rotta. Quello di oggi è solo un primo passo per confrontarci”.
Il convegno, pensato per illustrare i possibili vantaggi della fusione ma anche approfondire le eventuali criticità, ha avuto anche i contributi del coordinatore di “Liguri per le fusioni” Antonello Barbieri e del professor Giovanni Pittaluga, ordinario della facoltà di Scienze Politiche all'Università di Genova il quale si è soffermato anche sui numeri dell'Italia dove i comuni sotto i mille abitanti sono il 24% e quelli sotto i 5.000 ben il 70%. “I problemi delle fusioni riguardano maggiormente l'identità culturale – ha sottolineato il docente – e la rappresentanza dei singoli territori, mentre come si evince anche dai dati della Corte dei Conti i vantaggi riguardano soprattutto le spese minori. È però necessario andare oltre ai sentimenti e puntare sulla modernizzazione istituzionale nonostante proprio nella nostra regione ci sia una certa indifferenza verso la bassa struttura demografica di alcune zone come ad esempio la Val Trebbia”.
Ma nel vivace e seguitissimo dibattito moderato dal giornalista di Repubblica Massimo Minella, gli aspetti più significativi sono stati analizzati da chi ha già avuto a che fare con un analogo passaggio dalle urne e chi dovrà condurre all'appuntamento i rispettivi comuni, magari anche con la comprensibile ambizione di guidare il futuro “Comune delle Cinqueterre”.
Fabio Tosi, vicesindaco di Fiscaglia – ente emiliano nato nel 2014 dalla fusione fra Massa Fiscaglia, Migliarino e Migliano – ha portato la testimonianza di una realtà che oggi conta più di 9.000 abitanti: “Questo passaggio – ha spiegato – non porta un ritorno nell'immediato ma deve essere pensato nel medio e lungo periodo. Deve essere visto come un investimento basato su una visione ampia ed un corretto percorso di condivisione”.
Esito ben diverso aveva invece avuto il referendum che nello stesso anno aveva coinvolto Castelnuovo Magra e Ortonovo, come ricordato dall'attuale primo cittadino ortonovese Francesco Pietrini: “Noi abbiamo avuto poco tempo, voi parlatene di più per far capire ai cittadini l'importanza della fusione. Ho perso ma non mi sono arreso perché il giorno dopo ho chiesto alla Regione di poter cambiare il nostro nome in Luni e a febbraio 2017 andremo a votare proprio per questo obiettivo convinti che come per le Cinque Terre, che oggi hanno un “brand” ben riconoscibile, si possano creare nuove occasioni di sviluppo economico”.

Differenti invece le opinioni fra gli attuali sindaci del territorio con il monterossino Moggia più orientato sulla fusione, la padrona di casa Pecunia più cauta ma comunque propensa per la nascita del comune unico e Resasco, giunto da Vernazza per esprimere la propria contrarietà. “Dalle unioni si può tornare indietro – ha evidenziato quest'ultimo – dalle fusioni no. Nel prossimo bilancio regionale ad esempio questi contributi saranno azzerati e nel caso dovremmo usare solo i finanziamenti dello Stato che sono comunque garantiti solo per i primi dieci anni. Io nel 2018 avrò già cambiato mestiere, anche perché amministrare piccoli comuni è ormai impossibile e anziché progettare il futuro siamo ridotti a fare gli amministratori di condominio. Credo che prima di pensare alla fusione, che mi trova contrario, serva comunque uno studio di fattibilità”. Ancor più dura la considerazione di Enzo Resasco su ciò che sono oggi i cinque borghi: “Non c'è più un'identità, non sono più un luogo ma un nonluogo - ha osservato citando Augé – basta guardare all'impatto dei flussi turistici e alla popolazione che non cresce e anzi se ne va”.
“Non fare politica ma pianificare” è stato invece il punto di partenza di Emanuele Moggia, che ha proseguito: “E' importante ritrovarsi qui oggi per la prima volta e provare a traguardare un obiettivo comune, una fusione che potrà essere un investimento lungimirante sul futuro. Se si arriverà ad esprimere un si o un no dovremo essere informati e preparati”.
Il tema è stato infine definito “importante e strategico” da Fabrizia Pecunia che ha parlato anche di “una sfida da vincere per un territorio fragile e da salvare”. “Il primo obiettivo è quello di arrivare entro il 2017 ad un'unione dei comuni delle Cinque Terre che già oggi stanno collaborando. Quello odierno – ha concluso – è un primo passo di un percorso non facile sul quale dovremo lavorare quotidianamente superando diverse fasi”.
E' infatti prematuro parlare di tempi per il possibile referendum - che dovrà comunque passare attraverso consigli comunali e pareri della Regione - ma la prima occasione pubblica ha confermato quanto il tema sia sentito da una popolazione consapevole delle proprie necessità e del proprio peso nel territorio e nelle singole comunità.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Alcuni dei presenti al castello di Riomaggiore Benedetto Marchese
Alcuni dei presenti al castello di Riomaggiore Benedetto Marchese


Notizie La Spezia








































Testata giornalistica iscritta al Registro Stampe del Tribunale della Spezia. RAA 59/04, Conc 5376, Reg. Sp 8/04.
Direttore responsabile: Fabio Lugarini.
Direttore editoriale: Armando Napoletano.
Redazione: Thomas De Luca, Chiara Alfonzetti, Andrea Bonatti, Niccolò Re, Matteo Cantile, Benedetto Marchese, Andrea Fazi.
Editorialisti: Salvatore Di Cicco, Paolo Carafa, Giorgio Pagano, Alberto Scaramuccia e Piero Donati.
Fotografo: Stefano Stradini.

Contatta la redazione

Privacy e Cookie Policy

Per la tua pubblicità su Cittadellaspezia sfoglia la brochure