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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 22 Maggio - ore 18.00

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Prosegue la battaglia contro la plastica in mare, a Manarola una tappa decisiva

Prosegue la battaglia contro la plastica in mare, a Manarola una tappa decisiva

Cinque Terre - Val di Vara - Domani a Manarola le Aree Protette Marine adottano il Protocollo elaborato dal Progetto europeo MedSeaLitter. Dalla collaborazione tra Italia, Spagna, Francia e Grecia, una nuova "arma" per combattere il marine litter nel Mediterraneo.

Tutti uniti per combattere il marine litter che ha invaso i mari di tutte le latitudini e che minaccia fortemente la biodiversità e gli ecosistemi del Mediterraneo. Dalla collaborazione tra quattro Paesi che affacciano sul Mare Nostrum nasce un sistema condiviso di studio, analisi e raccolta dati sul marine litter e i suoi effetti. Uno strumento comune a tutte le arre protette costiere per controllare efficacemente il fenomeno e confrontare dati sono ad oggi non compatibili tra loro.

Questo il primo concreto risultato ottenuto dal progetto europeo MedSeaLitter,- cofinanziato dal Programma Interreg Med - che vede la partecipazione di istituti di ricerca, associazioni ambientaliste e Università italiane, spagnole, francesi e greche, capitanate dal Parco Nazionale delle Cinque Terre che è capofila del progetto, nato proprio con l'obiettivo di sviluppare protocolli e azioni condivise per combattere un problema che caratterizza tutti i Paesi costieri e che quindi va combattuto superando l'ottica dei confini, delle competenze e delle responsabilità dei singoli stati.

Dopo una fase di studio, i partner di progetto hanno testato i protocolli per il monitoraggio dei rifiuti galleggianti e dei rifiuti ingeriti nel biota. In seguito a 673 ore di monitoraggio, per oltre 19.000 km lineari di costa, il protocollo per il floating litter è stato validato da piccole, medie e grandi imbarcazioni e da monitoraggi aerei, utilizzando i droni, prendendo in considerazione sia l'utilizzo da parte di personale specializzato, sia per l'osservazione di volontari inesperti.

Per quanto riguarda invece il protocollo riguardante i micro rifiuti ingeriti dalla fauna, sono stati messi a punto sistemi condivisi di monitoraggio testandoli su 846 esemplari di tartarughe e pesci, nel 51% dei quali sono stati trovati rifiuti.

Il 31 marzo il protocollo è stato validato dai partner che inizieranno un'attività di diffusione in tutto il Mediterraneo. Sono previsti 12 incontri in Grecia, Francia, Spagna ed Italia che coinvolgerannooltre 50 aree marine protette. I partecipanti al workshop di oggi a Manarola daranno il via quindi alla fase successiva del progetto che prevede la creazione di un network di Aree Marine Protette (AMP) mediterranee che adottino un protocollo comune di interventi integrati e condivisi per combattere i rifiuti in mare, attraverso una specifica formazione destinata al personale tecnico delle AMP sul tema del marine litter e i sistemi di monitoraggio.

Il Mediterraneo, per la sua variegata eterogeneità di ecosistemi, è uno dei 25 biodiversity hotspotsdel mondo, ovvero una delle regioni con il maggior numero di specie viventi in tutto il pianeta. È anche un punto cruciale per gran parte delle rotte migratorie degli uccelli paleartici, e nelle sue acque vivono circa 900 specie di pesci e cetacei e circa 400 specie vegetali.

Come per tutti i mari e gli Oceani, il Mediterraneo è fortemente minacciato dalle concentrazioni di rifiuti. La maggior parte dei rifiuti marini (circa il 95%) è composta da plastica (UNEP/MAP 2015) e sempre secondo l'UNEP il Mar Mediterraneo è attualmente una delle sei aree maggiormente invase da marine litter nel mondo, con concentrazione dei rifiuti in alcune aree comparabile a quella delle cosiddette "isole galleggianti" dell'Oceano Pacifico. Questo è dovuto principalmente alla sua struttura di bacino semichiuso con ridotti scambi d'acqua con l'Oceano Atlantico.

Tartarughe, mammiferi e uccelli marini possono morire per soffocamento dovuto all'ingestione accidentale di rifiuti (in particolare buste di plastica) scambiati per cibo oppure possono restare intrappolati nelle reti da pesca e negli attrezzi di cattura professionale. I principali tipi di impatti causati dai rifiuti marini sulla biodiversità sono infatti l'aggrovigliamento (intrappolamento) e l'ingestione.

Nonostante ormai da alcuni anni molte organizzazioni del Mediterraneo stiano lavorando su questo tema, non esisteva ancora alcun protocollo comunemente accettato, per valutare uniformemente l'inquinamento da rifiuti marini.

Per questi motivi MedSeaLitter ha voluto insistere sul ruolo chiave che le Aree marine protette svolgono sui propri territori, non soltanto per le preziose azioni di monitoraggio e ricerca ma, soprattutto, per gli interventi di governance finalizzati alla tutela della biodiversità e per la possibilità di scambiare esperienze e condividere il know-how sviluppato nel corso del progetto per fare in modo che il protocollo ottenga il risultato potenzialmente più alto nella lotta ai rifiuti in mare.

E oggi a Manarola prendono il via i seminari formativi di MedSeaLitter che proseguiranno con le giornate di Cagnano Varano, con il Parco Nazionale del Gargano (12 aprile), a Sorrento con l'Area Marina Protetta di Punta Campanella (3 maggio), Villasimius Capocarbonara(10 maggio) e Palermo (17 maggio).

L'obiettivo sarà far conoscere il protocollo a coloro che dovranno utilizzarlo e che sono in prima linea nella protezione della biodiversità del Mediterraneo.

MedSeaLitter è un progetto europeo cofinanziato dal Programma Interreg Med, capitanato dal Parco Nazionale delle 5 Terre, che vede collaborare Ispra (Italia), Università di Barcellona (Spagna), Università di Valencia (Spagna), AssMedasset (Grecia), Hellenic Centre for Marine Research (Grecia), Area marina protetta di Villasimius (Italia), EcolePratique des Haute Etudes (Francia), EcoOcean (Francia) e Legambiente (Italia).

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