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Ultimo aggiornamento: Sabato 19 Agosto - ore 20.40

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Parco, la nuova legge aumenta le incognite sul prossimo presidente

Il sistema di nomina potrebbe essere diverso da quello attuale, quando Vittorio Alessandro arriverà alla fine dell'incarico. E con il nuovo quadro politico tutto ritorna in discussione, per un posto che piace a molti.

Parco, la nuova legge aumenta le incognite sul prossimo presidente

Cinque Terre - Val di Vara - A fine agosto scadrà l'incarico quinquennale di Vittorio Alessandro alla presidenza del Parco nazionale delle Cinque Terre. Nei mesi scorsi sono stati fatti circolare nomi e ipotesi, ma la verità è che in questo momento l'incertezza regna sovrana. Per almeno due ordini di motivi: la nuova composizione del quadro politico locale e il percorso che la legge 394 del 1991 sta affrontando in parlamento.

Partiamo da questo secondo aspetto. La scadenza dei cinque anni non è mai stata un limite invalicabile per i predecessori, e vista la probabile complessità nell'individuazione di un successore che sia condiviso da chi di dovere, è possibile che, nonostante la pausa estiva dei lavori parlamentari, il prossimo numero uno di Via Discovolo possa essere nominato con una nuova normativa.
La legge ha infatti già superato il percorso in commissione ed è stata rimbalzata tra Camera e Senato. Il 20 giugno scorso i deputati l'hanno licenziata con alcune variazioni e nelle prossime settimane Palazzo Madama dovrebbe fare la sua parte. Se non ci saranno altri cambiamenti al testo la nuova 394 aggiornata diventerà legge dello Stato.
Se questo non avvenisse resterebbe in vigore lo schema secondo il quale il ministro dell'Ambiente propone al presidente della Regione un nome, sul quale questi dovrebbe esprimere il suo parere vincolante. In caso di mancata intesa tra le due istituzioni si riparte da capo, per un cammino che potrebbe rivelarsi lungo e accidentato, visti i delicati equilibri che sovrintendono alla tenuta del governo e considerato, d'altro canto, il fatto che il ministro Gianluca Galletti, centrista, sarebbe di fatto di una parte politica che in Liguria fa parte della squadra di comando, ma a braccetto col centrodestra.
Diverso sarebbe se si arrivasse al momento della nomina con la nuova legge, che prevede la presentazione di una terna di nomi da parte del ministro al governatore, che sarebbe costretto a scegliere tra quelli il prossimo presidente. Certo, la leale collaborazione tra le istituzioni e la presenza di forze popolari nella maggioranza ligure, implicano che ci sia del gradimento da parte del presidente della Regione almeno su uno dei tre nomi, ma, formalmente, questo possibile nuovo modello (che ricalca il vecchio sistema delle Autorità portuali) mette il ministro dell'Ambiente in una posizione di netta superiorità. Non fosse altro perché si tratta di un Parco nazionale e non regionale.

Questo per quanto riguarda il sistema di selezione del successore di Alessandro, che dopo un impatto un po' freddo (a causa della situazione difficile che ereditava e per il fatto che non fosse espressione del territorio) è entrato in assoluta sintonia con le comunità del Parco, riuscendo anche a far comprendere le riflessioni sul turismo sostenibile e l'importanza di mettere davanti l'ambiente che ha proposto sin dal suo insediamento. Temi che oggi sono all'ordine del giorno e sui quali il Parco sta lavorando alacremente. Ecco perché alcuni, sotto sotto sperano che ci possa essere una riconferma dell'ex portavoce delle Capitanerie di porto, che però lascia intendere di voler ritornare in terra siciliana, dove vive famiglia.
Se la presidenza del Parco avrà un nuovo volto, il trend politico ligure e spezzino farebbe pensare a una casella a favore del centrodestra. Difficile fare un pronostico, anche perché il punto di caduta potrebbe essere un nome noto del territorio, ma anche una figura di alto profilo proveniente da altri territori. Con il numero delle cariche pubbliche in diminuzione, d'altronde, una poltrona con un panorama del genere farà gola davvero a tanti.

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