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Mazzi: "Le Poste di Bastremoli sarebbero ancora aperte se Cozzani e Piacente avessero fatto ricorso"

Mazzi: "Le Poste di Bastremoli sarebbero ancora aperte se Cozzani e Piacente avessero fatto ricorso"

Cinque Terre - Val di Vara - Le Poste, “un servizio universale”. Questa la definizione che le stesse Poste italiane danno degli uffici nei piccoli Comuni, che hanno presentato ricorso al Tar nel 2015 per evitarne la chiusura o la limitazione oraria. Nella sentenza, il Tar sottolinea come gli uffici postali svolgano “un ruolo fondamentale nella funzione di coesione sociale ed economia sul territorio nazionale”, e sottolineando come il servizio universale debba “offrire agli utenti, in condizioni analoghe, un trattamento identico”. Erano cinque gli uffici della provincia della Spezia destinati alla chiusura con il piano industriale del gruppo: Scurtabò, San Venerio, Fezzano, Montemarcello e Bastremoli.

"Partì a macchia d’olio una lotta contro la chiusura degli uffici postali e non furono necessari studi o consulti legali bensì vennero presentati, da parte delle amministrazioni interessate, semplici ricorsi. Destino diverso spettò al piccolo ufficio di Bastremoli che, nonostante i residenti cercarono di unire le forze per difendere uno dei punti di riferimento, seppur in un piccolo bacino di utenza, non riuscirono a vantare neppure il sostegno dell’allora assessore al Bilancio - ricorda Rita Mazzi candidata a sindaco con la lista civica "Cambiamo Follo insieme" -. L’allora sindaco Giorgio Cozzani declinò l’invito dei cittadini di Bastremoli di presentare ricorso, a catena come gli altri Comuni, per “motivi economici”. E la voce del popolo, si sa, purtroppo non basta e l’ufficio del piccolo borgo storico chiuse. Sorte diversa rispetto a quello degli altri uffici vicini che invece presentarono per tempo il ricorso in connessione anche con altri Comuni della vicina Toscana colpiti anch’essi da questa ventura, impedendo così che venisse sottratto questo servizio essenziale ai cittadini. Fu proprio il Consiglio di Stato ad evitare la chiusura di quegli uffici postali, facendo vincere i piccoli Comuni che si erano opposti. Considerando l'equilibrio economico ragione insufficiente con la sentenza 2140/2017, il Consiglio di Stato ha dato ragione alle comunità locali e fissa una volta per tutte il principio secondo cui l'esigenza di assicurare l'equilibrio economico del servizio non può essere criterio sufficiente a motivare le chiusure o le riduzioni degli orari di apertura".

"E’ facile pensare che oggi forse anche il piccolo ufficio delle Poste di Bastremoli sarebbe ancora aperto se l’amministrazione avesse provveduto a fare un semplice ricorso quando la vice sindaco Felicia Piacente s’era studiata il caso, senza dover scomodare il ministro”, precisa l’ex assessore Corrado Vezzi che, all’epoca dei fatti, si fece portavoce del malumore tentando invano di contare sull’indispensabile supporto del sindaco.

"La libertà di scegliere è uno dei lussi più grandi che possiamo concederci - spiega Mazzi - che sia il lavoro che vogliamo fare, il luogo dove svegliarci o il bene della nostra comunità. La vicenda della chiusura dell’ufficio postale di Bastremoli ci dimostra come l’amministrazione abbia scelto di non presentare, per tempo, un semplice ricorso per tutelare e difendere un servizio per i residenti del piccolo borgo. Individuare, scegliere, rispondere per il bene comune. Questo è il sistema che dovrebbe applicare una classe dirigente adeguata e formata che mette al centro delle proprie azioni il cittadino".

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