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La Val di Vara resistente e il ricordo di Zenech Marani

Presentazione di “Sebben che siamo donne” a Varese: “Era una civiltà contadina, chiusa nell’autoconsumo, priva di coscienza sociale e politica, ma il lungo isolamento aveva comportato un forte spirito di indipendenza".

memorie indimenticabili
La Val di Vara resistente e il ricordo di Zenech Marani

Cinque Terre - Val di Vara - Il libro di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello “Sebben che siamo donne. Resistenza al femminile in IV Zona Operativa, tra La Spezia e Lunigiana” ha fatto tappa anche a Varese Ligure, per iniziativa dei Comuni di Varese Ligure e di Maissana. Gian Carlo Lucchetti, Sindaco di Varese Ligure, ha proposto che il libro sia studiato nelle scuole del territorio, per “il rilevante contributo alla storia non solo della Resistenza ma anche della val di Vara” e, ha
aggiunto Egidio Banti, Sindaco di Maissana, alla storia della “regione del Gottero, che comprende parti della val di Taro e della Lunigiana”.

Solo leggendo il libro, ha detto Banti, “ci si rende conto del ruolo fondamentale delle donne nella Resistenza e anche della forza di molti personaggi femminili”. Giorgio Pagano ha spiegato il grande sostegno della popolazione della val di Vara alla Resistenza: “Era una
civiltà contadina, chiusa nell’autoconsumo, priva di coscienza sociale e politica, ma il lungo isolamento aveva comportato un forte spirito di indipendenza, che non sopportava il dominio tedesco… il clero aveva inoltre una forte influenza, e nella grande maggioranza dei casi sostenne il movimento partigiano”. Pesò anche l’influenza di coloro che erano emigrati negli Stati Uniti e in Inghilterra, e avevano conosciuto la libertà e la democrazia. Infine, ha proseguito Pagano, “emerse prepotentemente l’istinto materno delle donne contadine, che fu per molte la molla della maturazione sociale e politica”. L’autore si è soffermato sulle testimonianze di Anna De Paoli, di Colle di Valletti, che curò, sfamò e protesse molti partigiani della Brigata “Coduri”, e di Lina Cattaneo, di Torza, che con altre ragazze del Paese si impegnò a convincere molti alpini della “Monterosa” a disertare e a passare con la “Coduri”. E ha ricordato Rosetta Solari, partigiana in armi, che collaborò con la Brigata “Centocroci “ comandata da Federico Salvestri “Richetto”.

Maria Cristina Mirabello si è soffermata sulle suore dell’Ospedale di Albareto, Suor Vincenza e Suor Caterina, a cui furono sempre grati i partigiani della “Centocroci”, e su Angela Gotelli, poi parlamentare per la Dc, che fu staffetta e crocerossina, e che ospitò nelle sue case molte partigiane, tra cui proprio la madre Vega Gori “Ivana”, staffetta e dattilografa per il Cln e per il Pci. Nel corso dell’iniziativa è stata ricordata anche una delle protagoniste del libro, Zenech Marani, scomparsa qualche ora prima. Zenech Marani fu staffetta della Brigata “Muccini” e poi nel dopoguerra fu sempre in prima fila nelle lotte sindacali e politiche alla Ceramica Vaccari di Ponzano Magra.

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