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Ferdeghini, i dipendenti: "Ci spiano con i droni, vogliamo lavorare" | Foto

Nell'impianto di Cerri le attività sono ferme a causa del sequestro di una parte del piazzale, in seguito a un esposto di alcuni residenti. La Uiltrasporti: "Faremo un incontro con Comune e Provincia".

Rapporti tesi col vicino
Ferdeghini, i dipendenti: "Ci spiano con i droni, vogliamo lavorare"

Cinque Terre - Val di Vara - I lavoratori della Ferdeghini ecologia e della Star service hanno tirato la cinghia il più possibile. Le ferie forzate a disposizione sono quasi finite e nei prossimi giorni dovrà essere trovata una soluzione per evitare che otto di loro rimangano senza alcun paracadute.
La situazione è complessa, e coinvolge diversi piani e svariati enti, dal Comune di Follo alla procura del Tribunale della Spezia. Ma tutto scaturisce dai rapporti tesi tra lo stabilimento e alcuni abitanti della zona, uno scontro che sembra difficile da appianare.

Oggi l'impianto, che tratta principalmente rifiuti industriali e gli ingombranti delle isole ecologiche di Acam Ambiente, è fermo, a causa del sequestro di un'area del piazzale notificato ieri dalla procura della Repubblica come effetto di un esposto di alcuni cittadini per un presunto stoccaggio di rifiuti superiore al consentito. Proprio ieri, sulla stessa vicenda sono giunte le carte con le quali veniva rimosso il blocco delle lavorazioni iniziato il 22 gennaio scorso per ordinanza sindacale. La proprietà dello stabilimento, infatti, contesta il superamento dei volumi, presentando la deroga ottenuta per rispondere alle esigenze del Comune di Ameglia, dal quale era arrivata la richiesta di conferire materiale in eccesso in seguito al maltempo del 19 dicembre scorso.
Ma il sequestro di una parte del piazzale esterno, unito all'impossibilità di conferire in discarica a causa dell'inchiesta in corso, rende vana la possibilità di riprendere l'attività.
"Abbiamo bisogno di più spazio per poter trattare il materiale recuperabile frutto della selezione che viene fatta dai lavoratori, che quindi in questi giorni si trovano in ferie forzate", spiegano Patrizia Caparrini ed Ester Ferdeghini, titolari delle due società che operano nell'impianto di Via Venezia, nella zona industriale di Cerri.
Vista la loro condizione precaria, i dipendenti si sono rivolti al segretario provinciale della Uiltrasporti, Marco Furletti, che questa mattina si è presentato negli uffici della ditta per incontrarli.
"Ci muoveremo a livello istituzionale - afferma al termine della riunione - chiedendo un incontro con il Comune e con la Provincia. Contestualmente dobbiamo garantire la continuità dell'occupazionale a questi lavoratori attraverso l'utilizzo degli ammortizzatori sociali, se attività non riprenderà in tempi brevi. Dopo 12 giorni di stop il monte ferie è ormai agli sgoccioli. Al di là delle vicende legate alla magistratura, che deve correttamente svolgere il suo lavoro, abbiamo l'impressione che i soliti comitati, già costituiti in occasione di vicende come quella di Saliceti e del dragaggio e del banchinamento portuale, stiano utilizzando strumentalmente l'aspetto ambientale procurando danno alle attività d'impresa e mettendo a rischio l'occupazione. L'azienda deve ovviamente rispettare le norme ambientali e della sicurezza sul lavoro, e dalla documentazione vista pare che che tutto ciò sia rispettato. Non vorremmo, piuttosto, che ci fosse una volontà politica di qualcuno - conclude duramente Furletti - di condizionare l'operatività di questa impresa a favore di altri soggetti".

Uno spettro, quello agitato dal sindacalista, che getta lunghe ombre sulla vicenda, già complicata dai pessimi rapporti tra un gruppo di residenti della zona e l'impianto.
"Come è possibile - si domandando a tal proposito i lavoratori - far costruire una casa in un'area industriale in cui è presente uno stabilimento come questo da 13 anni? Quando queste persone hanno deciso di vivere qua vicino, in ogni caso, erano coscienti della situazione. Invece è iniziata una guerra nei nostri confronti, con una sorta di stalking fatto di fotografie, insulti sui social network e utilizzo di droni che ci volano sulla testa mentre lavoriamo, rischiando anche di essere fonte di distrazione e quindi di mettere a rischio la sicurezza. Nessuno di noi ha mai avuto problemi di salute connessi al lavoro e la proprietà sta realizzando il terzo anello antincendio, unico caso in provincia. A garantire la sicurezza ci sono anche le telecamere termiche installate dopo incendio dell'aprile 2017, che si è peraltro rivelato doloso. Non c'è motivo di attaccare questa azienda, mettendo a rischio i nostri posti di lavoro".

"Siamo parte lesa rispetto all'incendio del giorno di Pasqua dell'anno scorso, che è evidentemente stato appiccato da qualcuno. E inoltre abbiamo subito infrazioni da parte di estranei - documentate e notificate alla magistratura - e falsi allarmi di incendio che hanno portato qua, inutilmente, i mezzi dei Vigili del fuoco. Questa - affermano Caparrini e Ferdeghini - è una persecuzione, così non è vita. Eppure cerchiamo di fare il massimo: tempo fa abbiamo messo della ghiaia in alcuni punti per limitare al massimo che i camion sollevassero polvere lungo la strada, ma ci è stato intimato di toglierla perché avremmo dovuto pagare gli oneri".

Il futuro prossimo della Federghini ecologia e della Star service è legato a doppio filo con le decisioni della procura e con la posizione che terranno Comune e Provincia, ma guardando avanti ci sono step industriali importanti all'orizzonte.
Le pratiche per ottenere la concessione Aia dalla Regione sono state depositate in Provincia e l'iter proseguirà con gli incontri dei prossimi giorni.
"Inoltre - aggiunge Caparrini - abbiamo un progetto da mezzo milione di euro per la realizzazione di un nuovo capannone già approvato. Ma col sequestro tutto è fermo, a cominciare dal lavoro. Cerchiamo tutte le soluzioni possibili, non vogliamo lasciare per strada nessuno".

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