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Depuratore Levanto-Bonassola, si va al Consiglio di Stato

Bormioli e Galastro, che avevano presentato ricorso al Tar vedendoselo giudicato inammissibile, hanno impugnato la sentenza. La Provincia si costituisce in giudizio.

Carte bollate
Rendering del nuovo depuratore di Levanto

Cinque Terre - Val di Vara - Saranno i giudici del Consiglio di Stato i prossimi chiamati ad esprimersi sulla battaglia legale sorta tra alcuni residenti di Bonassola, da una parte, e la Provincia, Arpal e Acam-Iren dall'altra, in relazione alla documentazione relativa all'impianto di depurazione Levanto-Bonassola inaugurato nel 2016.

L'avvocato Giovanni Bormioli e la dottoressa Domenica Galastro, proprietari di un'immobile situato in Via Roma, su terreno confinante con il demanio marittimo, avevano già manifestato le proprie lamentele al Tar per gli effetti che l'avviamento dell'attività di depurazione aveva avuto sull'ambiente circostante. I giudici genovesi, però, avevano rigettato il ricorso, giudicandolo inammissibile. I ricorrenti, però, non si sono persi d'animo e hanno impugnato la sentenza del tribunale ligure davanti al Consiglio di Stato, portando la Provincia a costituirsi in giudizio.

Nello specifico Bormioli e Galastro avevano dichiarato "un grave decadimento della qualità delle acque marine, in particolare nella stagione balneare, con comparsa di schiume, sversamenti di acque luride provenienti dalle tubazioni dell’impianto, colorazioni cloacali di vaste estensioni delle acque marine contigue alla costa ed esalazioni maleodoranti provenienti dall’impianto". Per questi motivi a inizio giugno 2020 avevano chiesto alla Provincia della Spezia, all’Arpal e ad Acam copia degli atti e informazioni riguardo, tra le altre cose, all'autorizzazione provvisoria e definitiva allo scarico, con tutti gli allegati tecnici, al progetto esecutivo dell’impianto con relazione dimensionale, alle tavole di impianto e condotte di scarico, principale e di emergenza, ai dati giornalieri, mese per mese, di portata, carichi (BOD5, COD, SST, pH, Azoto, Fosforo, ecc.) e temperatura delle acque di ingresso dell’impianto, alla quantità mensile di acqua potabile distribuita dagli acquedotti nei due Comuni di Levanto e Bonassola, alla quantità mensile dei fanghi portati a discarica, luogo di smaltimento e costo a tonnellata, ai consumi elettrici giornalieri, mese per mese, dell’impianto... Arpal e Acam avevano in un secondo tempo fornito alcuni dei documenti richiesti, mentre la Provincia veniva accusata di un silenzio potenzialmente illecito.

Il Tar ha respinto le richieste, sottolineando anche, nella sentenza 725 del 2020, alcuni vizi rispetto alle modalità di presentazione del ricorso nei confronti dei diversi soggetti coinvolti. A stretto giro di posta la sentenza è stata impugnata e ora saranno i giudici romani a scrivere la parola fine sulla vicenda.

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