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Cinque Terre sott'acqua? "Nessuno ha paventato questo rischio"

Il presidente del Parco Vincenzo Resasco: "No ad allarmismi. Ma è vero che dovremo affrontare fenomeni sempre più estremi".

Cinque Terre sott'acqua? "Nessuno ha paventato questo rischio"

Cinque Terre - Val di Vara - Il Parco nazionale delle Cinque Terre ha partecipato nei giorni 17-18 ottobre a un seminario presso la sede Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) a Roma per il progetto europeo Savemedcoasts- Scenari di aumento di livello marino lungo le coste del Mediterraneo. Lo scopo era valutare l'aumento del livello marino valutando la situazione attuale e quindi la identificazione e definizione delle priorità e delle misure di mitigazione e di adattamento. All'incontro erano presenti il vicepresidente del Parco e sindaco di Vernazza Vincenzo Resasco ed Emanuele Raso, geologo e assessore del Comune di Monterosso.

"I due giorni di studio sono stati molto interessanti e partecipati - dichiara Vincenzo Resasco, vicepresidente del Parco e sindaco di Vernazza -. Sono stati prospettati gli scenari e le azioni per la mitigazione del rischio da assumersi dalle amministrazioni comunali e dal Parco per affrontare quei fenomeni determinati da vari fattori quali l'aumento delle temperature, la subsidenza (abbassamento del suolo, ndr), gli eventi tellurici le mareggiate e i possibili maremoti o tsunami. Uno studio molto completo ed interessante con il quale saremo in grado di programmare azioni di prevenzione a tutela della pubblica incolumità attraverso lo studio di interventi da programmare per tempo per la mitigazione del rischio ed alla attuazione di azioni di protezione civile atte alla salvaguardia della pubblica incolumità".

Le aree studiate nel Mediterraneo sono state le Cinque Terre, le Isole Eolie con particolare riferimento a Lipari, e Lefkada in Grecia. Sono stati elaborati modelli digitali e mappe sia del terreno che dei fondali marini per l'area del Mediterraneo, aerofotogrammetrie da droni e dati per ortofoto della fascia costiera del Mar Ligure e del Tirreno ed in base a questi dati puntuali ed attuali, previsti scenari di effetti sulle coste per l' aumento del livello marino ed eventuali tempeste e maremoti.

"Per quanto riguarda l'articolo apparso su alcuni giornali questa mattina – afferma l'assessore Raso, che è anche ricercatore dell'Università di Napoli - si precisa che gli scenari di inondazione marina proiettati al 2100 ipotizzati dall'articolo di Reimann pubblicato su 'Nature communications', a cui i quotidiani fanno riferimento, non tengono conto delle variabili locali dei singoli test site scelti per la simulazione: in poche parole, applicano valori globali di innalzamento medio del livello dei mari da qui al 2100 e non considerano l'eventuale tasso di subsidenza (abbassamento della quota del terreno) o innalzamento tettonico dei tratti di costa considerati; il metodo utilizzato pertanto può generare forti sovrastime o sottostime per quanto riguarda i singoli scenari di inondazione previsti".

Quindi proprio per dare una visione di questi scenari in base agli studi fatti è intenzione del Parco presentare agli abitanti delle Cinque Terre questo studio allo scopo di una condivisione del progetto e delle azioni da intraprendere e degli effettivi scenari che si prospetteranno "e che dovremo affrontare a breve medio e lungo termine senza creare inutili allarmismi", si legge in una nota di Via Discovolo.

"I comuni del Parco Nazionale delle Cinque Terre, a differenza di altri siti menzionati come la Laguna di Venezia o alcuni tratti di costa campana, non soffrono di fenomeni legati alla subsidenza (abbassamento del terreno ) e allo stato attuale prevedono già all'interno dei piani di emergenza dei singoli comuni una serie di azioni volte a minimizzare il rischio in caso di forti mareggiate lungo le aree più esposte del territorio", precisano dall'ente.

"Per quanto riguarda gli scenari di inondazione da qui al 2100 – concludono Resasco e Raso - nessuno ha paventato la scomparsa delle Cinque Terre perché non abbiamo fenomeni di abbassamento del suolo, né siamo in zona altamente sismica. E' vero – concludono- che dovremo affrontare eventi sempre più estremi ma questi studi servono per prevenire e per studiare soluzioni di adattamento ai fenomeni naturali presenti e futuri".

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