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Biotestamento, Diocesi bacchetta don Giulio: "Posizioni personali"

Il parroco di Bonassola è a favore della legge varata dal governo. La Curia gli risponde con Giovanni Paolo secondo. L'anno scorso il tourbillon sulle unioni civili.

Biotestamento, Diocesi bacchetta don Giulio: "Posizioni personali"

Cinque Terre - Val di Vara - Venerdì scorso a Bonassola, in Sala Vinzoni, si è tenuto un incontro dedicato alla recente legge sul testamento biologico. Niente di eclatante, se non fosse che il promotore dell'iniziativa era il parroco della località rivierasca, don Giulio Mignani, finito l'anno scorso sulle cronache nazionali per le sue posizioni aperte e nei confronti del mondo omosessuale e delle unioni tra persone dello stesso sesso. Il sacerdote, nell'articolato invito all'incontro di venerdì scorso, ha confutato punto per punto le più diffuse obiezioni giunte dal mondo cattolico al biotestamento (QUI l'articolo uscito su CdS sabato 6 gennaio), dimostrandosi di fatto favorevole al provvedimento del governo Gentiloni. Insomma, ancora una volta don Mignani si è dimostrato non esattamente aderente - per usare un eufemismo - alla linea ufficiale della Chiesa cattolica.

E oggi, lunedì 8 gennaio, a tre giorni dall'iniziativa bonassolese, la Diocesi, guidata dal vescovo Luigi Ernesto Palletti, commenta ufficialmente la vicenda con una breve nota. Una comunicazione che di 'originale' ha ben poco, se non un incipit tuttavia non privo di un chiaro pronunciamento. "A chiarimento di posizioni personali espresse dal sac. Giulio Mignani in merito ad alcuni punti del “testamento biologico”, come riportate da alcune testate giornalistiche, si ritiene necessario riaffermare per doverosa chiarezza quanto indicano i documenti ufficiali della Chiesa", si legge in apertura di nota. "Posizioni personali", quindi, a rimarcare la dissociazione della Curia.

Il resto dello scritto recapitato dalla Diocesi altro non è che una doppia citazione. Prima della 'Congregazione per la dottrina della Fede', in particolare del testo 'Nuova carta per gli operatori sanitari', del 2016. Si legge: “La somministrazione di cibo e acqua, anche per vie artificiali, è in linea di principio un mezzo ordinario e proporzionato di conservazione della vita. Essa è quindi obbligatoria, nella misura in cui e fino a quando dimostra di raggiungere la sua finalità propria, che consiste nel procurare l’idratazione e il nutrimento del paziente. In tal modo si evitano le sofferenze e la morte dovute all’inanizione e alla disidratazione”.

L'altro virgolettato è strappato nientemento che all'Evangelium vitae di Giovanni Paolo II, del 1995. “I cristiani, come tutti gli uomini di buona volontà - così la citazione di papa Wojtyla -, sono chiamati, per un grave dovere di coscienza, a non prestare la loro collaborazione formale a quelle pratiche che, pur ammesse dalla legislazione civile, sono in contrasto con la Legge di Dio. […] Questa cooperazione non può mai essere giustificata né invocando il rispetto della libertà altrui, né facendo leva sul fatto che la legge civile la prevede e la richiede: per gli atti che ciascuno personalmente compie esiste, infatti, una responsabilità morale a cui nessuno può mai sottrarsi e sulla quale ciascuno sarà giudicato da Dio stesso”.

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