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"Salvare 5mila visitatori e recuperare 4mila metri di muri a secco"

La Fondazione Manarola incontra i delegati Onu e confida nell'esito positivo per quanto riguarda la partecipazione al progetto europeo Life Climate Change Adaptation.

Muretto? Parola sbagliata
"Salvare 5mila visitatori e recuperare 4mila metri di muri a secco"

Cinque Terre - Val di Vara - La scorsa settimana, in occasione del convegno sul cambiamento climatico tenutosi alla Spezia, una ventina di delegati dell'Unfccc – l'organismo dell'Onu che ha organizzato l'evento spezzino – ha fatto tappa alle Cinque Terre per entrare in contatto con il lavoro della Fondazione Manarola. Nella prima parte della visita, salendo in località Basto, sulla collina della Collora, sono state illustrate ai delegati le dinamiche storiche che hanno portato all’abbandono delle terrazze coltivate e tutti i rischi conseguenti.

“In particolare, data la posizione favorevole – raccontano dalla Fondazione -, è stato possibile raffrontare la costa tra Manarola e Corniglia, in forte stato di abbandono, con le relative frane, con la collina sovrastante Manarola, per far capire meglio il pericolo incombente sul paese”. In seguito il consigliere Lauro Bordoni ha spiegato brevemente la tecnica di ricostruzione e la funzione di contenimento e drenaggio del muro a secco, fondamentale per il contrasto al dissesto idrogeologico. Successivamente i delegati hanno partecipato alla conferenza svolta presso l’Oratorio di Manarola, dove il consigliere Claudio Rollandi e il vicepresidente Eugenio Bordoni hanno ripercorso numeri alla mano i risultati conseguiti e i progetti futuri. I delegati non si sono risparmiati in domande e osservazioni. Uno di loro, libanese, ha espresso le perplessità sull’azione di disboscamento attuata dalla Fondazione a favore di campi coltivati a vigneto, evidenziando come, solitamente, questa pratica è considerata svantaggiosa dal punto di vista ambientale. Il vice presidente Bordoni ha ribadito la particolarità delle Cinque Terre, “dove muri a secco e coltivazione della vite sono fondamentali per la sopravvivenza dell’intero ecosistema”. Il muro a secco e non muretto, come ha sottolineato più volte Rollandi: “Il vezzeggiativo non ha senso in quanto non c’è alcuna funzione estetica in esso ma è una vera e propria costruzione ingegneristica che insieme alla vite, dotata di profonde radici, contribuisce a sostenere il terreno, che altrimenti sarebbe scosceso e verticale, limitando frane, smottamenti e crolli”.

Rollandi ha proseguito il suo intervento raccontando come la Fondazione operi sul territorio. “La Fondazione si è occupata del disboscamento e del ripristino di 7.809 metri quadrati di terreno, ricostruendo 418 metri di muri. Oltre 3mila metri quadrati di terreni sono stati assegnati, con contratto di affitto a quattro aziende locali private utilizzando il criterio dell’accorpamento per aumentare la produttività dei singoli produttori. Il fine della Fondazione – ha proseguito Rollandi – è essere un volano sul territorio, un progetto sperimentale che possa essere replicabile anche negli altri paesi delle Cinque Terre”. Ed è con questo spirito la Fondazione Manarola ha deciso di partecipare, insieme a Parco Nazionale delle Cinque Terre, Università di Genova, Legambiente, Parco del Garraf (Catalogna) e ITRB, al progetto europeo Life Climate Change Adaptation. “In caso di esito positivo, si andrebbero a recuperare circa cinque ettari di terreno e 4mila metri di muri a secco, salvaguardando 353 residenti e circa 5mila visitatori giornalieri, contribuendo altresì alla formazione di nuovi posti di lavoro sul territorio. Un altro obiettivo raggiunto dalla Fondazione è stato quello dell’affidamento di 4mila metri quadrati di terreno recuperato alla Cooperativa Agricola Cinque Terre, che per la prima volta, dall’anno della sua nascita, pianterà e produrrà vino con la propria uva”, concludono dalla Fondazione.

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