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Ultimo aggiornamento: Martedì 19 Marzo - ore 18.46

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“La dura vita dei disabili a Manarola e nelle aree protette"

La questione è stata sollevata da un insegnante dell'Arzelà di Sarzana nel corso del convegno organizzato su parchi naturali e agricoltura.

“La dura vita dei disabili a Manarola e nelle aree protette"

Cinque Terre - Val di Vara - “Via quelle maledette barriere architettoniche dalla stazione di Manarola nelle Cinque Terre”. Questo l'appello arrivato dal convegno organizzato all’Agrario ‘Arzelà’ di Sarzana sul tema dell’agricoltura nei parchi naturali, sfociato anche in idee e istanze per una migliore autonomia di spostamenti dei disabili nelle aree protette.

L’insegnante di estimo, l’agronomo Lanfranco Ricci, ha infatti innescato la discussione raccontando con toni toccanti le sue difficoltà e quelle di tante persone disabili nella quotidianità e nelle frequentazioni di ambienti custoditi. Lo ha fatto rivolgendosi a tre importanti dirigenti, presenti come relatori: Fausto Giovanelli, presidente del Parco Nazionale Appenino Tosco-Emiliano, Pietro Tedeschi, presidente del Parco regionale Montemarcello, Magra e Vara e Patrizio Scarpellini, direttore del Parco nazionale delle Cinque Terre.

Quest’ultimo ha rilevato la necessità di un maggiore impegno, e quindi di interventi, a favore dell’accessibilità nei parchi citando l’esperienza di Manarola. Nella stazione ferroviaria della località delle Cinque Terre, frequentata da centinaia di migliaia di turisti, i diversamente abili non possono attraversare i binari. Non esiste un ascensore, non esiste alcun supporto che consenta loro di arrivare al borgo se non il trasferimento in spalla. Scarpellini ha ricordato le numerose sollecitazioni alle Ferrovie, cadute nel vuoto, e ha concluso chiedendo alla scuola sarzanese di sostenere il Parco delle Cinque Terre in questa azione di sensibilità. Gli hanno fatto eco i colleghi Tedeschi e Giovanelli e con loro Massimo Caleo, vicepreside dell’Arzelà, organizzatore del convegno insieme agli altri docenti della scuola, il quale ha invitato a protestare a voce alta contro il disservizio di Manarola.

I lavori sono poi entrati nel merito de ‘Il sistema delle aree protette nel nostro territorio: un’opportunità per l’agricoltura’, come recitava il titolo dell’iniziativa. In proposito Tedeschi ha spiegato agli studenti cos’è il Parco Montemarcello, Magra, Vara che comprende 16 comuni, da Lerici a Carro, il promontorio del Caprione e due grandi fiumi, il Magra e il Vara. Ha poi parlato dei piani di bonifica per le quarantatré discariche venute alla luce e degli inviti alle Regioni Liguria e Toscana nel fare fronte comune contro il problema della massa di legname portata dal fiume e poi dalle mareggiate lungo i litorali. Tedeschi ha messo sotto la lente di ingrandimento due progetti: quello di una nuova ambientalizzazione delle sponde del Magra, in collaborazione con le aziende private che in lontano passato si erano insediate ai margini del fiume; quello di un censimento dei terreni abbandonato con l’obiettivo recupero.

Del "fenomeno" Cinque Terre ha parlato ovviamente Scarpellini partendo dai numeri: 4mila abitanti e 3 milioni di turisti da un lato e lo spopolamento dei borghi dall’altro. L’opportunità del turismo che diventa una minaccia all’identità dei borghi a causa dell’abbandona delle abitazioni a favore di strutture ricettive. Secondo Scarpellini proprio l’agricoltura può diventare elemento di presidio del territorio e di ricostituzione del territorio. Vanno in questa direzione la nascita della ‘Banca del lavoro’, iniziativa di formazione rivolta a giovani e rifugiati e gli aiuti del Parco nella realizzazione dei muretti a secco e nella messa nella terra di vigne. Per non parlare della prossima costituzione della Consulta dei giovani, rivolta alle nuove generazioni. Infine, il direttore del Parco ha annunciato lo studio con l’Università per interventi che diano risposta ai cambiamenti climatici.

Fausto Giovanelli ha illustrato le iniziative di conservazione del territorio del Parco Nazionale dell’Appenino (a cavallo tra la Toscana e l’Emilia, 26mila ettari divisi tra ventisei comuni), della missione culturale ed umana che riveste la questione naturalistica e dell’importanza della relazione con scuole come l’Agrario. Parliamo di un parco che esprime 64 prodotti tipici (siamo nel territorio del Parmigiano Reggiano, del Prosciutto di Parma e anche della cipolla di Treschietto, dei fagioli di Bigliolo, delle farine della Garfagnana e via dicendo), un’unicità a garanzia della sfida della globalizzazione. Giovanelli ha spiegato il progetto di sostituzione dei boschi di una parte dei boschi faggio con piante più resistenti ai cambiamenti climatici.

Non sono mancate domande e curiosità da parte degli studenti, con Davide Bongiorni e Selene Franceschini che hanno posto quesiti sullo sviluppo dell’agricoltura nei parchi, la presenza di operatori del settore nelle governance e il contrasto al calo demografico nelle aree rurali.
Massimo Caleo, primo collaboratore della dirigente del Parentucelli-Arzelà Vilma Petricone, ha chiuso i lavori del convegno, moderato dal prof Paolo Peparini. Ha sottolineato la rilevanza nell’offerta formativa dell’attività educativa rivolta all’agricoltura sostenibile e ha invitato i ragazzi a frequentare i parchi naturali scoprendone le opportunità. Ha ricordato la sua opera a favore dello sviluppo dei parchi e dei piccoli centri rurali e dei cambiamenti climatici. Si è schierato dalla parte del prof Lanfranco Ricci per quanto riguarda la battaglia contro le barriere architettoniche e la funzione salutistica svolta dai prodotti genuini degli agricoltori. Infine ha ricordato il terzo appuntamento con l’agricoltura sostenibile dell’Arzelà, il convegno del primo marzo su produzioni agricole e situazione agro-forestale.

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