Buongiorno Cds-Storie-Maledetta Primavera (1° Maggio 2006)
- Aprile è sempre “il più crudele dei mesi” (T.S. Eliot, La terra desolata). Ma anche maggio non scherza!
Quel giorno non c’ero con la testa. Anzi, non c’ero proprio: ero più di là che di qua. Capita spesso, nella vita, di non sapere dove ci si trova e di non sapere perché e per come. Io, per la verità, una vaga idea ce l’avevo perché mi ero sentito male. Ed era aprile. Il giorno ventisei. Un mercoledì. Il mercoledì delle coppe, come si diceva allora. La sera, infatti, la televisione trasmetteva Barcellona-Milan (la mia squadra del cuore), finita poi 1-1, ma non feci in tempo a sentire il fischio finale. Un malore improvviso e finii al pronto soccorso e poi a Rianimazione. Non fu un soggiorno breve e neppure piacevole. Durò più di una settimana ma proprio nel mezzo di quel soggiorno forzato c’era un appuntamento a cui non avrei voluto mancare: lo Spezia stava per tornare in serie B dopo oltre cinquant’anni. Un avvenimento di quelli che si usano definire “storici” e per i quali la soddisfazione maggiore è proprio quella di dire:?“Io c’ero”.
Ebbene, io non c’ero. O meglio, c’ero ma ero ben lontano da Padova, là dove si annunciava la Grande Festa. Non solo ero lontano co corpo ma anche con la mente, persa nelle nebbie di un paesaggio sconosciuto del quale non capivo i contorni ma che avvertivo poco piacevole.
Dopo alcuni giorni di completo “buio”, la mente sembrava tornata a funzionare abbastanza bene, mentre il corpo era ancora costretto a rimandare il suo ritorno alla normalità.
Quel giorno, dunque, la mia mente aveva rifatto un po’ i conti con il tempo ed era arrivato alla conclusione che doveva essere un lunedì. Ma non un lunedì normale. Era un giorno di festa. Era il 1° maggio. Festa dei lavorartori ma non solo. Quello (era già scolpito nella mia memoria) era il giorno di Padova-Spezia. Sarebbe bastato un pareggio (mi pareva di ricordare) e il sogno della serie B sarebbe stata realtà.
Ma io non c’ero. Non c’ero fisicamentema e neanche con la fantasia, merce rara in certi momenti. Lo stadio era lontano ma era lontana anche la possibilità di sapere qualcosa. Il mio mondo non era mai stato così piccolo, così ridotto alle mie dimensioni e così lontano dagli altri. Il mio orizzonte spaziava sul soffitto bianco e l’unico elemento visivo che riusco a percepire era un orologio che mi aiutava a capire il presente e a prevedere, si fa per dire, il futuro.
Quel giorno, dunque, avevo concentrato i miei pensieri su Padova- Spezia. Solo quello sapevo, non altro. Dove come e quando mi riusciva molto difficile da immaginare. L’unico chiodo fisso restava il risultato, o meglio le conseguenze del risultato...
Come fare per sapere qualcosa? Non potevo parlare ma potevo sentire. E allora affinai le mie capacità uditive, stando attento alle sfumature più sottili per capire se il grande obbiettivo era stato raggiunto. Le premesse, però, non erano delle più favorevoli:?lì dentro nessuno sembrava interessato alle vicende dei bianchi aquilotti. Certo, medici ed infermieri avevano ben altro a cui pensare (e questo mi tranquillizzava) ma possibile, mi chiedevo, che nessuno sappia (per caso) se lo Spezia è in serie B?
Il pomeriggio era stato lungo, lunghissimo, e forse cominciavano a calare le prime ombre della sera. Non sapevo se il tempo era bello o brutto. Ad ogni modo, a quell’ora le notizie da Padova dovevano essere arrivate e il fatto che non avvertivo nell’aria segni non dico di allegria ma neanche di un certo movimento mi preoccupava. Eppure, l’ottimismo non mi abbandonava. Non potevo dare la colpa al dottor D. (juventino puro sangue e antimilanista per forza di cose) di quel prolungato silenzio. Lui, poverino, probabilmente non era di turno e non era il caso di accusarlo senza prove. Gli altri, quelli che stavano nei miei paraggi, quasi certamente erano lontani mille miglie dalla passione per i furori agonistici legati al gioco del calcio ed ormai ero rassegnato.
Ma proprio quando avevo perso tutte le speranze mi arrivo come sul filo di un sogno appena sognato il messaggio che aspettavo. Era la voce di un infermiere, che da poco aveva cominciato il suo turno. “C’è un traffico incredibile, in città!” aveva detto ai suoi colleghi con una certa meraviglia. “Cìè tutto uno strombazzare di auto...”
Lui forse no, ma io avevo capito: lo Spezia era in serie B. Ora, pur essendo fuori dal mondo, ero tornato nel mondo con quella ventata di entusiasmo che solo uno sportivo può capire. L’infermiere, poi, aveva capito anche lui: “Dev’essere per lo Spezia!...” aveva concluso, a conferma che avevo capito bemissimo.
Certo, la gioia di quel momento fu una gioia vissuta senza palcoscenico e senza spettatori ma vi assicuro che la sensazione era stata forte tanto quanto quella del malore che mi aveva portato in quella condizione.
E così, la sera e la notte trascorsero con l’animo rasserenato da quella notizia e da quella felicità, che mi aiutarono a superare il momento delicato.
Qualche tempo dopo, tornato alla vita di tutti i giorni, trovai come regalo dei miei figli un DVD con i festeggiamenti per la promozione. Scene che, stranamente, non mi apparvero lontane come le avevo immaginate ma che, al contrario, mi sembrava di aver sempre vissute in prima persona. Anzi, di più: mi sembrava di esserne stato io stesso il regista.
Giovedì 29 aprile 2010 alle 08:30:04
SALVATORE DI CICCO
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