Buongiorno Cds-Storia-“Inshallah”
- Elena si siede di fronte a me, è molto bella alta e magra, ha i capelli biondi corti e riccioli legati in un codino e la frangetta che le copre dolcemente la fronte.
Porta un trucco molto leggero, indossa un abbigliamento molto semplice e allo stesso tempo ricercato, ha dei profondi occhi verdi ed un viso con i lineamenti ben definiti ed armoniosi.
Mi sembra un po' intimidita da quello che devo chiederle. Al telefono le ho detto che mi sarebbe piaciuto raccontare la sua esperienza in Libano, come volontaria del servizio civile all'estero.
La nostra intervista parte un po' a rilento, proviamo a trovare un punto di partenza: le chiedo di parlarmi del Libano, mi fa capire che un po' una domanda approssimativa, dopo pochi momenti capirò che ha ragione.
Il Libano non è un paese molto grande, come del resto la sua capitale, Beirut e come città rispecchia molto la fisionomia della nazione: come un luogo diviso per le religioni, che in Libano coprono un ruolo centrale nella vita politica, perché ogni rappresentante della comunità religiosa ricopre una carica all'interno dello stato. Le principali comunità religiose sono: i musulmani shiiti, di cui fa anche parte il partito hezbollah, i musulmani sunniti, i cristiani maroniti, la comunità drusa . Tutta questa suddivisione di incarichi, tra realtà così differenti tra loro, rende il Libano un paese in continua crisi, anche dopo la fine della Guerra civile scoppiata nel 1975 e conclusasi solo nel 1990.
A questo punto, capisco che la storia di un paese come il Libano non si può raccontare in poche righe e decidiamo assieme ad Elena che è giunto il momento di parlare di quello che fa a Beirut.
Elena vive a Beirut da circa 3 mesi è andata là dopo il concorso del servizio civile all'estero e quando ha letto la possibilità di trasferirsi in Libano, non ha esitato un secondo: ha compilato la domanda per il concorso del servizio civile organizzato da Arcs (Arci cultura e sviluppo), l'organizzazione non governativa gestita dall'Arci ed è partita .
Ora, lavora fra Tripoli e Beirut in un progetto appena iniziato, con cui collabora un'altra ragazza di nome Sara che lavora come cooperante internazionale , si tratta di una figura lavorativa che si muove molto con le ong ed il governo italiano. Il cooperante interviene in realtà estere giudicate critiche e con progetti educativi e pratici, come quello che segue Elena, contribuisce alla ripresa di un paese.
”Sara ha scritto il progetto -mi dice- io sono subentrata come aiutante”. Il progetto si chiama:“Supporto istituzionale per la gestione integrata delle emergenze nella conurbazione di Al Fayhaa”.
Dal punto di vista pratico: il lavoro di Elena e Sara aiuterà ad istituire un'unità di crisi, che servirà ad ottimizzare la gestione del pronto intervento dei soccorsi e dei pompieri per le comunità di Al fayhaa che comprende le città di Tripoli, Al Mina e Beddawi.
Si tratta di un progetto pilota che piace molto al governo libanese, tra i collaboratori: la Red Cross, l'equivalente della nostra Croce Rossa Italiana, i pompieri di Tripoli, la Civil Defense che corrisponde alla nostra Protezione civile.
In questo progetto è prevista anche la collaborazione della protezione civile italiana che effettuerà corsi di formazione nel territorio libanese e a loro volta i pompieri ed i membri della protezione civile libanese svolgeranno uno stage formativo in Italia. Al momento la priorità del progetto è quella di garantire ai futuri membri di un'unità di crisi efficiente, i mezzi per portare a termine i loro compiti: acquistando un'autopompa ed una jeep.
Elena sospira ed aggiunge che quella è la parte più costosa dell'intero progetto, che durerà all'incirca 10 mesi.
Ma in questi tre mesi Elena non sta seguendo solo l'isitutzione dell'unità di crisi a Tripoli, ma segua anche un brillante progetto educativo organizzato in una biblioteca ad Aley, una cittadina a maggioranza drusa a 30 minuti da Beirut, realizzato sempre con la Cooperzione Italiana, destinato a bambini e ragazzi.
Il suo lavoro non si ferma ancora: per quest'estate organizzerà anche un campo di lavoro estivo in uno dei 12 campi campi profughi Palestinesi, in quello di Bourj El Barajneh, che si trova a sud di Beirut.
Nelle sue parole c'è passione e voglia di fare, quando mi racconta di Bourj El Barajneh aggiunge che non è nuova alla vita in un campo profughi, infatti l'anno scorso, ha vissuto per un mese nel campo di Nahr el Bared che nel 2007 venne praticamente raso al suolo. I suoi occhi brillano, mentre racconta di queste sue esperienze e sorride continuamente.
Come vivi a Beirut? “E' come essere innamorati, ci sono dei giorni che la amo e dei giorni che la odio.- racconta- Vivere a Beirut è la mia sfida. Anche se non ci sono nata e tutto per me è più difficile e complicato e spesso insensato, io voglio dimostrare a me stessa che ce la posso fare.- prosegue- Non importa se ci metto 5 minuti ad attraversare una strada trafficata perché nessuno si ferma per farmi passare. Aspetto, ma alla fine l'attraverso, e sono dall'altra parte, dove volevo arrivare. Così è vivere in Libano”.
Continua a raccontarmi della vita che conduce a Beirut e mi dice che non è molto diversa da quella che conducono le ragazzi occidentali, mi racconta che però esistono le suddivisioni dei quartieri in base ai gruppi religiosi ed è come se la città fosse divisa in quattro realtà differenti: quella sciita, quella sunnita quella cristiano maronita e la comunità armena, col quartiere di Bourj Hammoud .
Elena è molto felice di abitare a Beirut, anche se mi dice che: “Il Libano è un posto sicuro finché non lo è più ” perché è un paese che vive in un continuo stato precario, da un momento all'altro potrebbe scoppiare una guerra. Per le strade, tra i passanti, circolano i carri armati e finchè non li vedi attivi non c'è da preoccuparsi” La mia faccia non deve essere stata delle più convincenti, perché mi rassicura immediatamente che lei ,come i libanesi, ci ha fatto l'abitudine e che di questo continuo equilibrio precario: “Sai cosa dicono?- accenna ad un sorriso- Inshallah, che significa se Dio lo vuole.” Un po' come dire che non c'è nulla di certo, oggi ci sei, domani potrebbe scoppiare una guerra.
Elena è tornata da qualche giorno in Italia e si fermerà per una settimana circa, le ho chiesto qual è stata la sua prima impressione una volta tornata qui: “ E' stato molto strano. Una cosa che mi ha colpito è stato il fatto che non ci fossero i carri armati per la strada. Ti fa capire che ci troviamo uno stato di diritto e sei sicuro che non rischia di scoppiare una guerra da un momento all'altro.”
Elena è veramente innamorata del “suo” Libano e reputa questa esperienza come la prima tappa di un percorso molto più lungo, per lei: “ continuare nella cooperazione significa creare qualcosa con queste persone. La cooperazione è un mezzo per raggiungere l'obbiettivo principale di vivere e perlomeno cercare di comprendere quello che è il medioriente.”
Un' ultima domanda, tornerai mai in pianta stabile in Italia?
“Inshallah” e mi sorride.
Vuoi vedere cosa fa Elena in Libano?
http://www.flickr.com/photos/la_keine/
Venerdì 23 aprile 2010 alle 08:30:48
CHIARA ALFONZETTI
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